Categorie: altrecittà

Fino al 22.III.2011 | Ruth Proctor | Torino, Norma Mangione

di - 25 Marzo 2011

Estrema sintesi estetica di un viaggio performante all’insegna della spazialità, Greetings racconta l’inedita immersione di Ruth Proctor (Gran Bretagna, 1980; vive a Londra) nella cultura e nelle strade della metropoli torinese. Trenta giorni densi di arte ed esperienza, ma anche di memoria e curiosità per il nuovo. Il tema della riappropriazione dello spazio è protagonista evidente sia nelle installazioni che nelle opere più convenzionali, rivelando senza filtri la propensione dell’artista per il rigore geometrico e il dinamismo coreografico. Basti pensare alle stampe tipografiche presenti in Hey Ho, let’s go (they do not move), after the Ramones, Beckett and Jane Fonda e in Pause, danse, oppure a Postal Karaoke in Torino, dove frammenti del brano Let’s dance di David Bowie costruiscono una ragnatela di corrispondenze con epicentro la galleria Norma Mangione, o ancora ai sei cappelini rossi appesi al muro della sala più ampia: pronti per essere indossati.

L’opera che meglio testimonia l’intento performativo dell’artista è probabilmente Outlaw at Dawn in Piazza Vittorio. In essa tre filmati girati all’alba di tre giorni differenti esibiscono Proctor mentre pattina nella pista della piazza torinese con un’ironica maschera nera, disegnando nel ghiaccio le stesse quattro forme rappresentate su carta a fianco dei video. Cinema, danza e simmetrie sembrano dunque risolversi in una dimensione unica e inglobante, capace di ricreare il senso del ritmo e dell’armonia musicale pur senza il reale intervento del suono.

Ma l’impronta attoriale talvolta euforica che colloca l’artista in un limbo deittico, sempre sospeso tra osservante e osservato, trova espressione anche nel medium intrinsecamente più distante dal linguaggio della narrazione filmografica: la fotografia. In Photobooth dance dodici foto-tessere analogiche ritraggono l’artista in una cabina di Cesena cogliendo, scatto dopo scatto, parti differenti del suo corpo. Qui la vitalità dei movimenti non è compromessa dall’istantaneità dell’immagine, ma al contrario accentuata dalla bizzarra sequenza iconica. Verrebbe da chiedersi se l’intenzione fosse proprio quella di rendere conciliabili componenti in apparenza contrastanti: spazio e tempo, sincronia e diacronia, stasi e spettacolo. Tuttavia al riguardo non sono date risposte, ma solo stimoli interpretativi di pregevole inventiva.

Degni di nota, infine, i due lavori a getto d’inchiostro che ripropongono composizioni di tarocchi trovate da Proctor all’interno di un vecchio libro. La riproposizione è concettuale, tant’è vero che le sole figure apprezzabili coincidono con bianchi rettangoli dal contorno nero; ancora una volta la spazialità viene conquistata attraverso uno sforzo di rielaborazione personale e minimalista, immancabilmente legato tanto alla psicologia dell’artista quanto alla contingenza del luogo in cui opera. Intanto numeri di pagine, disegni evocativi e reminiscenze sublimate in curiosi oggetti instaurano un dialogo fertile e vivace tra i due mondi possibili di Londra e Torino. Un dialogo che Proctor ama vivere come appassionata interprete, ancor prima che come artista.

margherita artoni

mostra visitata il 10 febbraio 2011

dal 2 febbraio al 22 marzo 2011

Ruth Proctor

Norma Magione Gallery

Via Matteo Pescatore, 17 (zona Piazza Vittorio) – 10124 Torino

Orario: da martedì a sabato ore 16-19

Ingresso libero

Info: tel. +39 0115539231; info@normamangione.com; www.normamangione.com

[exibart]

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