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Fino al 23.I.2016 | Chiharu Shiota. Follow the Line | Istituto Giapponese di Cultura, Roma

di - 7 Dicembre 2015
Una casa tutta rossa con il tetto spiovente, così Chiharu Shiota (Prefettura di Osaka 1972, vive e lavora a Berlino) traduce la sua idea di abitazione privata, intrecciando fili che arrivano ad inglobare un pilastro dell’Istituto Giapponese di Cultura di Roma. “Follow the Line” (fino al 23 gennaio 2016) – l’inaugurazione della mostra è concisa con la riapertura al pubblico dell’Istituto e il debutto della nuova direttrice, Naomi Takasu, prima donna a ricoprire quest’incarico – è anche un modo per tracciare quel lungo filo rosso che unisce Roma a Venezia, dove l’artista ha rappresentato il Giappone alla 56. Biennale Internazionale d’Arte con l’installazione The Key in the Hand (curata da Hitoshi Nakano).
Follow the Line è anche un’occasione per ripercorrere le tappe più significative della carriera di Shiota (che vedremo alla Biennale di Sydney 2016 con un’opera che sarà profondamente ispirata alla location dell’ex carcere), partendo dai disegni e dai video più recenti per tornare indietro alle fotografie che documentano le performance degli anni Novanta. Il rosso e il nero: il segno, la linea, il filo, questi sono gli elementi fondamentali del linguaggio dell’artista giapponese, attraversato dall’obiettivo di esprimere il senso delle relazioni tra gli individui. «Mentre nel Padiglione del Giappone il discorso era più in generale, – spiega l’artista – qui voglio racchiudere questo senso relazionale nel microcosmo domestico, tanto più che per quanto riguarda il mio mondo personale, ad esempio, è ancora più importante alla luce del fatto che sono lontana dal Giappone e dalla mia famiglia da 19 anni. Quindi questo rapporto per me assume un’accezione particolare».

La presenza stessa delle chiavi indica sia l’apertura che la chiusura: «con un solo oggetto si riesce ad avere tanto un’apertura verso l’esterno, quanto un ripiegamento su se stessi».
La serie di schizzi e disegni mantiene una propria autonomia rispetto alle altre opere in mostra – «i disegni sono un’immagine del cuore, non c’è una relazione precisa con la progettazione dell’installazione» –  le chiavi disegnate nel palmo della mano (che evoca l’immagine delle barche nel padiglione della Biennale) assomiglino incredibilmente ad esseri umani e il filo rosso che li unisce assume un significato iconografico preciso, soprattutto in relazione alla cultura d’appartenenza dell’artista. In Giappone, infatti, il filo rosso esprime un profondo senso di relazione: «gli sposi sono legati da un filo che unisce i loro due mignoli e anche nella lingua giapponese sono innumerevoli le espressioni in cui si parla di filo rosso. Il rosso, poi, è il sangue, e vuole significare anche i legami di sangue. Quanto al nero è un colore che permette di esprimere tantissimi stati d’animo, dal più scuro (la chiusura estrema) alle sfumature. Anche il cielo della notte è attraversato da diverse sfumature di nero».
Alla quotidianità domestica alludono i vari oggetti, spazzole o frammenti di giocattoli, che si intravedono all’interno delle sculture di filo nero: «è proprio quando non si vede più l’oggetto all’interno dell’opera, che allora questa è compiuta.”
La serie di immagini fotografiche, infine, documentano le performance di Shiota, che dal ’97 al ’99 è stata allieva di Marina Abramovic. «La performance permette di penetrare con il corpo dentro l’opera, – afferma l’artista – è la forma artistica che dà più completezza alla propria espressività, perché si usa il materiale che è più consono, ovvero il proprio corpo».
Manuela De Leonardis
mostra visitata il 30 ottobre

Dal 30 ottobre 2015 al 23 gennaio 2016
Chiharu Shiota. Follow the Line
Istituto Giapponese di Cultura
via Antonio Gramsci 74
00197 Roma | tel. +39 3224754
Orari: dal lunedì al venerdì 9-12,30 e 13,30-18,30
Info: www.jfroma.it

Nata a Roma nel 1966, è storica e critica d’arte, giornalista e curatrice indipendente. Con Postcart ha pubblicato A tu per tu con i grandi fotografi - Vol. I (2011), A tu per tu con i grandi fotografi e videoartisti - Vol. II (2012); A tu per tu con gli artisti che usano la fotografia - Vol. III (2013); A tu per tu – Fotografi a confronto – Vol. IV (2017); Cake. La cultura del dessert tra tradizione Araba e Occidente (2013), progetto a sostegno di Bait al Karama Women Center, Nablus (Palestina). E’ autrice anche Taccuino Sannita. Ricette molisane degli anni Venti (ali&no, 2015) e Isernia. L’altra memoria – Dall’archivio privato della famiglia De Leonardis alla Biblioteca comunale “Michele Romano” (Volturnia, 2017).

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