Categorie: altrecittà

fino al 23.IV.2011 | Angoscia delle città di architetti senza sogno – Giuseppe Armenia | Federico Bianchi, Milano

di - 7 Aprile 2011
Il gioco innestato da Giuseppe Armenia (Bauma, 1966) è sottile ma intenso. La prima cosa che balza agli occhi immergendosi nell’universo allestito presso la Federico Bianchi contemporary art è una personalità che utilizza l’arte sia come ragionamento sul fare artistico sia come veicolo d’espressione. E, al giorno d’oggi, non è cosa da poco. I suoi celebri capolavori li conosciamo tutti, la scuola d’Atene con i personaggi presentati di spalle, le scarpe in bilico su un filo. Giuseppe ragiona sulla stabilità, dell’individuo, delle cose, della società. In questa personale si coglie l’eco dei lavori precedenti ma si percepisce un passo in avanti, una ricerca progredita. Entrando, lo spettatore è colto immediatamente da una tv girata al contrario con un lungo naso appuntito attaccato al retro. Pinocchio in tilt guarda lo spettatore e si fa guardare, anche perché il rumore prodotto dalla tv rotta è allo stesso tempo inquietante ed affascinante. Già si percepisce ciò che il titolo emblematico tenta di restituire.

Alla sua destra un funambolo girato di spalle, marchio dell’autore, brandisce delle cesoie mentre cerca l’equilibrio. Ed ecco la seconda parte della mostra. Si entra in un labirintico puzzle dai tratti contorti, realizzati con le più svariate tecniche grafiche, dalla penna al pennarello allo sbianchino. I due lavori sono posti l’uno di fronte all’altro di sbieco. A prima vista paiono dei semplici scarabocchi senza alcuna soluzione di continuità. Ma osservando meglio si coglie lo studio celato dietro a queste opere; che si divide in tre fasi. Nella prima Giuseppe visualizza mentalmente la grandezza complessiva dell’opera, composta da tre registri di disegni innestati l’uno sopra l’altro. Quindi realizza un disegno per volta. Infine, l’assemblaggio, parte più ardua del lavoro, in cui tenta di creare un’armonia tra le parti. Il lavoro restituisce all’occhio attento una puntigliosa ricerca di stabilità tra una prima fase inconscia ed immediata ed una seconda studiata e calcolata. L’effetto non manca di stupire. Si prosegue con un’opera tratta dalla serie spartito in cui su un immaginario pentagramma verticale esplode, letteralmente, un’anima di metallo ricoperta di poliuretano. L’effetto è spiazzante. Il lavoro cattura lo sguardo e non si identifica a prima vista.

Dato che il cervello umano è alla continua ricerca di senso, si tenta di coglierne il significato, di capire cosa l’artista voglia comunicare. Ma come dice Armenia “credo in un’arte silenziosa che viene dal profondo, un’arte che può rappresentare la complessità dello spirito, un’arte visionaria capace di aprire dei varchi, delle strade di sopravvivenza”. Non v’è un preciso significato. Il lavoro è ipnotizzante, brulicante di emozioni, come tutta la sua opera del resto. Giuseppe è un installatore dall’animo poetico. La sua ricerca pare condensare gli stilemi dell’arte povera italiana e una spiccata sensibilità ammaliatrice. Il discorso sull’equilibrio e il disequilibrio strabilia guardando la mostra, che, pur non volendo, pare un riflesso della società contemporanea. Entrandoci ti senti perso, poi ti ritrovi, poi ti perdi di nuovo. Un’artista con la “A” maiuscola, che si fa sentire col cuore e pare impossibile da descrivere a parole.



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mostra visitata il 29 marzo 2011

dal 10 marzo 2011 al 23 aprile 2011


Angoscia delle città di architetti senza un sogno – Giuseppe Armenia

Federico Bianchi contemporary art


via Imbonati, 12 20159 Milano, MI


orari: mart. sab. 14-19


ingresso libero

www.federicobianchigallery.com

info@federicobianchigallery.com

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