Ernst Gombrich ammoniva a non farsi ingannare dall’apparente facilità delle opere d’arte cosiddette astratte. Semplici linee, tele monocromatiche e macchie di colore possono essere il frutto di un faticoso processo creativo. “ È possibilissimo che un quadro composto di due soli quadrati abbia creato all’autore più preoccupazione che non una Madonna ad un artista del passato. Infatti il pittore della Madonna sapeva cosa voleva ottenere, aveva per guida la tradizione” (Gombrich). L’artista d’avanguardia lo comprende strada facendo. L’elegante rassegna dedicata a Piet Mondrian (Amersfoort 1872 – New York 1944) descrive il cammino lungo e tortuoso di un grande artista alla ricerca della propria identità espressiva.
Mondrian era nato in un piccolo borgo olandese. Iniziò a disegnare con il padre, maestro elementare, poi studiò pittura all’Accademia di Belle Arti di Amsterdam. Era timido e introverso. Fu membro attivo di una comunità protestante, frequentò circoli di idee esattamente opposte fino a divenire anarchico, per approdare infine alla teosofia. Il paesaggio olandese, con il ritmico alternarsi di lunghi canali e mulini a vento in verticale, la rigida etica calvinista che esorta a concentrarsi sull’essenziale tralasciando le apparenze, e il contatto con l’assoluto dei teosofi, costituiscono il bagaglio spirituale di Mondrian. Per lui la pittura fu una forma di conoscenza, la ricerca della verità universale oltre le apparenze mutevoli della realtà.
L’esposizione concentra in un piccolo ambiente il suo percorso artistico e spirituale; mancano solo le ultime opere realizzate a New
Il puntinismo e gli accesi contrasti cromatici dell’espressionismo (Mulino al sole) sono un passaggio obbligato all’alba del XX secolo. Come l’approdo a Parigi, straordinaria e vitale capitale artistica dove Mondrian giunge nel 1911. Qui l’incontro con la frammentazione delle immagini del cubismo di Pablo Picasso e Georges Braque è l’inizio di una rivelazione. Progressivamente le immagini si geometrizzano, sezionate da spesse linee scure che permettono ancora di riconoscere una forma (celeberrimi L’albero grigio e Melo in fiore).
Il cubismo conserva un riferimento alla terza dimensione che Mondrian non condivide. È la bidimensionalità la sua verità, “ la lotta contro il volume è la lotta per catturare il soffio dell’eterno, il volto universale del reale” (Goldin). La natura è espressa in griglie astratte tra le quali si muovono colori pastello; scompaiono le linee curve sostituite da segmenti e piccoli quadrati sparsi come stelle su sfondi monocromatici.
All’inizio degli anni Venti l’ultima definitiva trasformazione, da ora Mondrian dipingerà con pochi elementi: sfondi bianchi, linee nere che si dispongono ad angolo retto sulla tela, rettangoli dipinti nei soli colori primari. È il punto di arrivo di una ricerca sull’assoluto, sull’immobile ed eterna bellezza della natura. L’intima struttura del mondo adesso per Mondrian è chiara, ha cercato e trovato ma si è lasciato alle spalle la pura razionalità: dietro quei rettangoli di luce sempre diversi c’è un’intensa poesia.
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