Pensata e curata da Marisa Vescovo e Carlo Chenis, la XI Biennale d’arte Sacra Contemporanea propone una riflessione sul Padre Nostro, sulla contemplazione della figura divina, dall’ascesi aniconica (veterotestamentaria: cioè di un Dio visto come essere onnipotente e irrapresentabile) alla contemplazione iconica (neotestamentaria: cioè di una divinità incarnata, fattasi uomo, dunque rappresentabile).
Per questa riflessione sono stati chiamati più di cento artisti, alcuni intervenuti per l’occasione con opere pensate site specific , tutti comunque entusiasti di rinnovare il rapporto con la chiesa cattolica, nella sua millenaria storia, ha sempre incoraggiato il culto delle immagini. Una Biennale che si svolge tra un suggestivo percorso, in parte en plein air ed in parte tra le sale del Santuario di San Gabriele, organizzate secondo una scansione cronologica che va da una generazione di artisti ormai storici (primo novecento, avanguardie, anni ‘50-’60), per coinvolgere infine artisti contemporanei.
Si inizia con il percorrere la bellissima, drammatica e policroma via crucis in ceramica di Fontana, incorrendo poi nell’acquerello, svaporante inquietanti bellezze di Scipione, ci s’imbatte negli Angeli di Osvaldo Licini, creature divine, presenze umanizzate immerse in un’enigmatica profondità. La sezione prosegue pure con gli oli e le carte surreali e misteriche di Dali, le litografie fantastiche composte sul testo
L’esposizione illustra poi i lavori della generazione di mezzo, come quello pervaso da una risonanza armonica e da una musicalità che si fa condizione interiore di Fausto Melotti, accogliendo, nel prosieguo, la comparsa bizantineggiante del Redentore di Gino Severini, oltre che le asperità bronzee, umanamente sofferenti, del volto del Cristo di Francesco Messina.
Densa di partecipazioni importanti è la sezione contemporanea: da Nunzio ed i suoi fossili-legni anneriti dalla combustione intesa come condizione metamorfica e rinnovatrice del tempo, alle magiche apparizioni coloristiche di De Maria, alla nube mistico-gessosa di Rainaldi. Rispondendo alla spirituale chiamata dello Shafar della Carroll, ci si ritrova colpiti dall’infinità spaziale suggerita dalla finitezza specchiante dell’istallazione di Bovenga, come pure dal vino-sangue eucaristico della Quan Knight. Fino all’immancabile ed evocativo uovo cosmico di Mainolfi, che si accende di preziosità dorate ad affermare che la vita è possibile pure su di un terreno arido, bruciato, apparentemente inabitabile.
Redazione Exibart
mostra visitata il 19 agosto 2004
[exibart]
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ma santo Dio...chi è lo sconsiderato artefice di questo banner a "bolle" della diesel ???
...è vergognoso !!!