Categorie: altrecittà

fino al 25.VI.2011 | l’angolo obliquo | milano, effearte

di - 20 Giugno 2011
“Angolo obliquo” è il titolo della tripersonale che raccoglie i lavori di Giovanni Termini, Andrea Facco e Daniele Bacci negli spazi della galleria Effearte, pensata dai curatori, Flavia Fiocchi e Alberto Zanchetta, come omaggio al Salone del Mobile di Milano nel suo cinquantesimo anniversario. Il filo conduttore dell’esposizione è infatti il disegno, inteso come atto creativo, concettualizzazione dell’opera nel suo divenire. Disegnare come Delimitare uno spazio sospeso, titolo dell’installazione site specific di Giovanni Termini (Assoro [En], 1972, vive e lavora a Pesaro) che conclude la prima sala, in un gioco tra opera e spazio circostante, materiali forti e fragili, uniti dal negativo di un telo reflex, quello dei lavori in corso… appunto opera in divenire, che continua oltre lo spigolo del muro che la delimita e la definisce. Uno sguardo trasversale a questo lavoro nel suo gioco filologico permette di dare senso e unità alle altre opere esposte, apparentemente prive di connessioni, spingendo il visitatore a ragionare sul processo creativo di un’opera d’arte e sulla sua fruizione.
Così la serie di “resti” di Andrea Facco (Verona, 1972) dove gli strumenti di creazione di precedenti lavori, decontestualizzati e riuniti in un disegno geometrico, diventano nuove opere d’arte. In Resto di Pittura 771, 772, 773, per esempio, le strisce da disegno di tele precedenti formano, sulle tavole ovali di supporto, composizioni aniconiche cromatiche confluenti in un punto di fuga, in una perfetta struttura albertiana.  Resto di pittura 778 è invece un’installazione composta dai colori solidificati, liberati dal contenitore, secondo lo stesso principio di Sette di numero di Termini, all’ingresso della sala, dove però, al contario, è l’involucro il soggetto dell’opera: sei barattoli di vernice vuoti, attorno a un teflon, contenuti da una fascia di nylon.

Il discorso continua con la produzione di Daniele Bacci (Lucca, 1975), che mette in risalto la componente volumetrica, quasi architettonica, dei corpi e delle coreografie in alcune foto di epoca fascista, superandone il valore di documento storico per renderle composizioni geometriche, come Flower. Anche i suoi riquadri aniconici, nella prima sala, sono concepiti come vere e proprie architetture di colore e infatti appesi in alto, in dialogo con la struttura della galleria.

La stanza intermedia evidenzia il file rouge della mostra: il disegno come atto creativo, unione tra forma e contenuto, attraverso l’accostamento di alcuni lavori dei tre autori a comporre una sorta di quadreria,  richiamo al XVII secolo,  periodo di incertezze e di rimessa in discussione del fare artistico. Compare, infatti, tra gli schizzi preparatori di Facco, un teschio, simbolo della vanitas seicentesca.

Risposte al quesito di fondo “che cos’è l’opera d’arte?” si esemplificano nella sala successiva con la serie Grigiocolore 11, 12, 13, sempre dell’artista veronese, uno studio su le nature morte di Morandi, dove le tele diventano pagine di un manuale di pittura, con gli originali riprodotti e poi scomposti in sezione aurea. In Momentaneamente aperta, installazione di Termini, la solidità della struttura in vetro, acciaio e legno si contrappone alla fragilità e vulnerabilità dei pallini di polistirolo disposti intorno ad essa  e mossi dall’aria e dal magnetismo. Con questo movimento leggero verso la vetrata si conclude la mostra, lasciando la curiosità di tornare sui propri passi per ricomporre i tasselli del discorso.

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maria podestà

mostra visitata il 14 giugno 2011

dal 14 aprile al 25 giugno 2011

L’Angolo obliquo

a cura di Flavia Fiocchi e Alberto Zanchetta

Effearte srl

via Ponte Vetero, 13 (zona Brera) 20121 Milano

Orario: martedì a venerdì ore 11-19, sabato ore 15 – 19

Ingresso: libero

Info: tel. +39 02 39198484; fax  +39 02 40700945 ; info@effeartegallery.com

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  • Beh, devo dire che una mostra così celebrata nei banner e nei comunicati stampa e così realmente banale e senza tanto senso raramente l'avevo vista a milano. Se questa è l'arte contemporanea, siamo a posto...

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