Il discorso continua con la produzione di Daniele Bacci (Lucca, 1975), che mette in risalto la componente volumetrica, quasi architettonica, dei corpi e delle coreografie in alcune foto di epoca fascista, superandone il valore di documento storico per renderle composizioni geometriche, come Flower. Anche i suoi riquadri aniconici, nella prima sala, sono concepiti come vere e proprie architetture di colore e infatti appesi in alto, in dialogo con la struttura della galleria.
La stanza intermedia evidenzia il file rouge della mostra: il disegno come atto creativo, unione tra forma e contenuto, attraverso l’accostamento di alcuni lavori dei tre autori a comporre una sorta di quadreria, richiamo al XVII secolo, periodo di incertezze e di rimessa in discussione del fare artistico. Compare, infatti, tra gli schizzi preparatori di Facco, un teschio, simbolo della vanitas seicentesca.
Risposte al quesito di fondo “che cos’è l’opera d’arte?” si esemplificano nella sala successiva con la serie Grigiocolore 11, 12, 13, sempre dell’artista veronese, uno studio su le nature morte di Morandi, dove le tele diventano pagine di un manuale di pittura, con gli originali riprodotti e poi scomposti in sezione aurea. In Momentaneamente aperta, installazione di Termini, la solidità della struttura in vetro, acciaio e legno si contrappone alla fragilità e vulnerabilità dei pallini di polistirolo disposti intorno ad essa e mossi dall’aria e dal magnetismo. Con questo movimento leggero verso la vetrata si conclude la mostra, lasciando la curiosità di tornare sui propri passi per ricomporre i tasselli del discorso.
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maria podestà
mostra visitata il 14 giugno 2011
dal 14 aprile al 25 giugno 2011
L’Angolo obliquo
a cura di Flavia Fiocchi e Alberto Zanchetta
Effearte srl
via Ponte Vetero, 13 (zona Brera) 20121 Milano
Orario: martedì a venerdì ore 11-19, sabato ore 15 – 19
Ingresso: libero
Info: tel. +39 02 39198484; fax +39 02 40700945 ; info@effeartegallery.com
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Beh, devo dire che una mostra così celebrata nei banner e nei comunicati stampa e così realmente banale e senza tanto senso raramente l'avevo vista a milano. Se questa è l'arte contemporanea, siamo a posto...