Ormai troppo spesso e in modo molto superficiale si associa la fotografia a qualcosa di statico. Entrando nelle sale della mostra dedicata alla fotografa bolognese Matilde Montanari (Bologna, 1979) ci si trova come immersi in un mondo tutto particolare, un mondo carico di calore, carico di vita: il suo mondo, perché la giovane artista intende farci partecipi della sua vita, e lo fa ritraendosi nuda in ogni foto.
Proiezioni di un desiderio è il titolo della mostra, la prima della serie Racconti di donne; proiezione di qualcosa di intimo, di molto personale. Staticità sì, ma nel senso che lo scatto serve a rendere immortale ogni singolo momento, anche quello più banale, riuscendo, con molta abilità, a dar vita ad un luogo magico e senza tempo.
“Amo raccontare l’ambiente in cui vivo, la mia casa, le mie cose” spiega l’artista “voglio rendere immortali le atmosfere che mi piacciono, i colori, le materie, gli oggetti che uno vede tutti i giorni.” Ed è per questo motivo che possiamo parlare di due piani temporali diversi che s’intrecciano: da una parte, il tempo reale, quello dello spettatore, dall’altra il tempo della donna ritratta. Le foto, nella loro semplicità e bellezza, rappresentano la perfetta sincronia dei due momenti.
Come in una sequenza, le immagini si susseguono raccontando un mondo ricco di fascino e di bellezza: colori accesi e vibranti, gialli, azzurri, ocra, animano le singole stanze.
Lo specchio gioca un ruolo fondamentale: è lì che l’immagine si vede e si riflette, avvolgendo, con la sua avvenenza e perfezione, ogni singolo oggetto. Ecco perché la figura femminile non è molto percepibile: essa vive gli ambienti, li occupa mentalmente più che fisicamente. Complice assoluta la fotografia, che si rivela un ottimo mezzo per raccontare, percepire, capire, partecipare.
anna de francesco
mostra visitata il 17 febbraio 2005
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