Il pittore delle Highways. Così Allan D’Arcangelo, artista italoamericano partecipe del movimento di arte popular americana, secondo la critica. La retrospettiva che la Galleria Civica di Modena dedica all’artista alla Palazzina dei Giardini, la prima mondiale di uno dei grandi maestri della prima stagione della Pop Art, prematuramente scomparso nel 1998, intende ribaltare questa riduttiva definizione e riportare alla luce qualche elemento in più rispetto all’attività di un artista ingiustamente dimenticato.
La mostra, realizzata in collaborazione con l’Estate of Allan D’Arcangelo di New York e gli eredi, presenta venticinque opere datate tra il 1962 e il 1982, che permettono di seguire la sua intera vicenda artistica: un percorso che prende inizio dagli studi in Messico negli anni ’50, attraverso gli insegnamenti di John Golding e continua poi
C’ è tutto ma c’è anche altro. Un senso di dubbio e di riflessione sull’etica americana che aleggia nell’opera e che non è mai fine a se stesso, una sorta di disagio sotterraneo, come nella storica Marilyn senza volto del ’62, con occhi, bocca, naso e sopracciglia da ritagliare e ricomporre. Un’opera, questa, realizzata polemicamente in seguito alla brutale morte dell’attrice, bambola di carta, icona usa-e-getta data in pasto alla macchina-spettacolo e in poco tempo triturata.
O, ancora, nell’opera cardine attorno alla quale ruota tutta la mostra, The place of Assassination, dedicata all’omicidio Kennedy: due anni di lavoro, un compendio di
francesca baboni
mostra visitata il 23 gennaio 2005
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La pittura non costruisce immagini: costruisce condizioni. Il segno non descrive, incide; il colore non rappresenta, agisce