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Fino al 28.VIII.2016 | Moving Tales – Racconti in movimento. | Opere video dalla Collezione La Gaia. | Complesso Monumentale di San Francesco, ex Chiesa di San Francesco, Cuneo

di - 6 Agosto 2016
Avete presente quanto può essere boriosa, e noiosa, una mostra di soli video? Ebbene, stavolta vi raccontiamo invece di un caso esemplare che fino alla fine di agosto è in scena alla ex Chiesa di San Francesco, a Cuneo.
Chiamati a raccolta ci sono trenta artisti, tra italiani e stranieri, e una collezione di video dagli anni ’70 ad oggi sono stati raccolti da Bruna e Matteo Viglietta, ovvero Collezione La Gaia, qui disposti con la curatela di Eva Brioschi.
Una  mostra densa ma assolutamente eterea nella composizione, intitolata “Moving Tales” dove è davvero un piacere perdersi tra un monitor e l’altro, senza percorsi fissi, senza sale oscurate dove entrare, senza troppe spiegazioni viene da dire, anche se nell’esposizione, per ogni video, è compresa una scheda dettagliata che rende ancora più appassionante la visita.
Appositamente concepita per lo spazio, la mostra si muove criticamente su due assiomi: il primo è che il video (ricordando Steve McQueen) sia una sorta di poesia per immagini, quindi più breve, sincopata, rispetto al romanzo-lungometraggio; il secondo che lo stesso video d’artista possa costruire una narrazione con il minimo dispendio di parole, per raccontare in estrema sintesi un dramma, pensando anche alla lezione attribuita a Ernest Hemingway e allo scritto più breve mai composto: “For sale. Baby shoes. Never worn”.
Il video, insomma, come concentrato non solo filmico ma anche narrativo: non un grado zero, ma una sorta di astrazione dove sceneggiatura, punteggiatura, immagini, sono una condensazione.
Accade in Infinite Melancholy di Jordan Wolfson, nato a New York nel 1980, che per quasi quattro minuti, propone un tappeto digitale con un nome che si ripete all’infinito: Christopher Reeve. L’attore americano, quattro volte Superman, e rimasto paralizzato dal collo in giù negli ultimi 9 anni della sua vita è oltre l’installazione, fantasma di chiunque lotti nella difficoltà per ottenere una vita dignitosa, eroe al di fuori della finzione, nel momento della sua massima fragilità umana, universalmente focalizzato oltre una cortina di lettere.

Ci sono poi pezzi più celebri, come Untitled Ocean’s Bird Wash Up di Ana Mendieta, sull’indagine di un’identità che fonde personale e universale, o le rappresentazioni di Remembrance di Bill Viola, mentre Ion Grigorescu, con Boxing, due minuti e mezzo realizzati nel 1977, ci propone un corpo a corpo tra lui e il suo alter ego: un lavoro enorme, dove l’artista registra sulla stessa pellicola il corpo dei due duellanti (interpretati da se stesso), coordinando le mosse e i colpi degli sfidanti in due momenti differenti. Un combattimento con i propri demoni, che prende le mosse anche dalla volontà di indagare l’arte all’ombra del regime dispotico in cui versava la Romania all’epoca: “i corpi nudi che l’artista colloca in primo piano rispecchiano le sofferenze, le privazioni a cui intellettuali e artisti non conformi al regime sono costretti a sottostare, ma nella nudità l’individuo riscopre una forza insospettabile”.
La stessa forza che ha, per altri motivi, l’installazione più rilevante – almeno in termine di occupazione dello spazio, nell’altare maggiore – della mostra: Babel Series di Candice Breitz.
L’artista di Joahnnesburg è protagonista con questo concerto completamente interrotto e completamente reiterato che mostra una serie di clip di star del pop mondiale, in un fermo immagine e vocale di una loro canzone famosa: Madonna sul “pa” di Papa don’t preach, Grace Jones sul “No”, Freddy Mercury in un continuo “Ma”. Ci avviciniamo, siamo stregati dal riconoscimento degli eroi della musica internazionale ma non sappiamo che farcene dello loro sillabe, tradimento del linguaggio e mancata espressione universale, nonostante il lavoro di Breitz focalizzi proprio questo fenomeno: le difficoltà etniche e culturali necessitano di un nuovo pubblico omologato e in grado di muoversi con gli stessi idiomi. E che forse, paurosamente, si riducono a una serie di lallazioni.
Una mostra, “Moving Tales”, orchestrata esattamente come una partitura filmica, dove frame, silenzi, pause, titoli e azioni sono il copione perfetto per questo spazio molto più che affascinante e che, grazie a La Gaia, diventa un vero e proprio percorso museale sulla storia della video-arte dell’ultimo mezzo secolo.
Matteo Bergamini
mostra visitata il 25 giugno
Dal 25 giungo al 28 agosto 2016
Moving Tales – Racconti in movimento. Opere video dalla Collezione La Gaia
A cura di Eva Brioschi con la collaborazione di Manuela Galliano
Complesso Monumentale di San Francesco
Cuneo, Via Santa Maria 10
Orari: da martedì a sabato: 15.30-18.30, domenica e festivi: 15.30-18.30
Info: www.comune.cuneo.gov.it, museo@comune.cuneo.it

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