I protagonisti sono sempre loro, i sottili hombre che ormai sono divenuti la cifra espressiva dell’opera di Alex Pinna (Imperia, 1967; vive a Torino). Ma l’elemento centrale delle opere esposte in questa mostra, otto sculture ed un grande dipinto, sono in realtà le loro «ombre», che l’artista ritaglia nel piombo, dotandole di un’evidenza plastica che le carica di significati metafisici.
È questo l’ultimo approdo di un certo percorso di sublimazione introspettiva, che ha portato l’artista a reinterpretare le libere digressioni nel suo mondo ludico e fiabesco degli esordi, dove il gioco diveniva una facile metafora di situazioni reali, di problematiche umane, sociali.
«Il silenzio mi piace perché è parte importante del gioco», dichiara ora Pinna, nel dialogo con Maurizio Sciaccaluga pubblicato nel volume edito in occasione della mostra, «dieci anni fa avevo bisogno di vivere all’interno del ciclone, mentre oggi preferisco mantenere una posizione laterale…». Un percorso che ha avuto passaggi intermedi: già nella mostra allestita nella stessa Galleria Ronchini nel 2002 (curata da Alessandra Galletta) si avvertiva l’esigenza di un ripiegamento riflessivo, ma allora i personaggi, variamente adagiati su grandi lune bianche fluttuanti nello spazio, toccavano le corde della poesia; ora invece regna un certo senso di inquietudine, accentuato dalle linee nette, dai piani cromatici decisi. Laddove Alberto Giacometti si affidava alla portata espressiva della materia, Pinna, che col grande scultore si dichiara debitore, anche formalmente, gioca sull’evocazione, sulle suggestioni oniriche dei personaggi che sembrano dialogare con le loro ombre. Quasi prigionieri di questa propria dimensione trascendente.
massimo mattioli
mostra visitata il 4 dicembre 2004
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I materiali sono parte del mio pensiero.
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porcomondo che bel complimento..........grazie grazie grazie.
alex
Seguo Alex Pinna ormai da qualche tempo e credo possa essere considerato come un artista vero.
Bravo Alex