Il percorso tematico proposto al museo Michetti prende avvio dal 31 gennaio del 1940, data della XXI mostra della Galleria di Roma, alla quale parteciparono, tra gli altri, insieme a Renato Guttuso (Bagheria, 1912 – Roma, 1987), anche Montanarini, Guzzi, Ziveri, Fazzini, Tamburi. Guttuso presentò il Bove squartato (1939), dipinto che affronta una delle tematiche preferite dal pittore: l’attenzione per una realtà tragica quanto l’umana esistenza. I colori si fanno aspri, crudi, e da questo momento s’interessa ad un realismo che risente sia del cambiamento dei tempi, sia della meditazione sui temi del passato. Nel bove squartato rivediamo, infatti, Rembrandt (Bue macellato, 1655), Soutine (Il bue scuoiato, 1925) e Mafai (Bue squartato, 1930), pittori con i quali Guttuso condivide la medesima riflessione esistenziale.
Accanto al passato storico, la quotidianità come elemento privilegiato d’analisi e di protesta sociale: dall’anno della Crocifissione (1941), ecco comparire prima il ciclo Gott mit uns, poi una serie di dipinti e disegni nei quali la gestualità ha il sopravvento e che sono, in maniera analoga, cronaca e condanna delle barbarie nazi-fasciste. Le vittime e la loro tortura in primo piano, in un linguaggio che, specie in Grecia 1952 (1952), ricorda il Realismo e per tematiche, le fucilazioni di Goya. Nel discorso sui disastri della guerra, riecheggiano ancora il grido d’orrore di Guernica e la lezione di Pablo Picasso. E Guttuso ora guarda proprio a lui: nel Ballo popolare (1946) sembra mescolare tra la folla maschere che ricordano quelle delle demoiselles d’Avignon.
Negli anni Cinquanta Guttuso cerca un’alternativa allo spadroneggiare dell’arte astratta, ma rimnesempre fedele alla figurazione, unica arte che possa, a suo dire, essere ideologica. Si dedica alla satira e all’impegno politico, nell’alveo del Partito Comunista Italiano.
Indicativi i disegni, come L’estremismo (1950) o la successiva china de La zattera della Medusa (1963). Quest’ultima come omaggio a Géricault e inno alla speranza: “Tensione, spirale, una specie di marcia trionfale – dalla morte alla vita – dal passato morto al futuro sperato vivo.” Peccato che del ventennio successivo compaiano solo qualche ritratto e natura morta. Peccato anche che il catalogo, “enciclopedico” e minuzioso, finisca a tratti per farli prolisso. Ciò nonostante, la mostra riesce nei suoi intenti: comunicare l’evoluzione di un linguaggio artistico, che ha risentito di forti contaminazioni; mostrando il “rapporto con le cose”, passate ed attuali.
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