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Fino al 30.IX.2015 | GR/Giovanna Ricotta | Palazzo Pretorio, Cittadella (PD)

di - 5 Agosto 2015
Nella cornice di Palazzo Pretorio nato dalle famiglie dei Sanseverino e dei Malatesta, tra il XIII e XIV secolo, residenza signorile e decorato internamente ed esternamente con affreschi che lo rendono un esempio unico nel panorama veneto, Giovanna Ricotta entra nelle sale con l’installazione site-specific Non sei più tu (un’urna che custodisce un prezioso nucleo occultato alla vista del pubblico e che rappresenta una sorta di sé interiore dell’artista, composto da polvere di grafite) e altre tre opere Toilette, (2008) Fai la cosa giusta (2010), Falene (2012), cariche di mistero, che richiamano il fine ultimo di una metamorfosi, nel desiderio insito in ognuno di noi di elevarsi e trascendere i propri limiti. Ma stavolta diamo la parola all’artista.
Ci racconti come è nato il progetto per Palazzo Pretorio? I lavori in mostra sono sviluppati come un polittico, una serie di lavori mai disgiunti tra loro, o sbaglio?
«Un colpo di fulmine! La scelta di uno spazio importante, storico con affreschi della fine del ‘400, il piano nobile di una nobildonna del tempo per far sposare il passato con il presente in modo impeccabile, una sfida vinta grazie alla complicità degli organizzatori e delle opere che comunicano perfettamente in queste 6 sale e relative passaggi, corridoi in modo perfetto e impeccabile, una visione che ha convinto tutti fin da subito, parlo di me, Silvia Grandi, Guido Bartorelli e Piero Baggio. L’esigenza di segnare e sottolineare un punto della ricerca che conduco dal 1997 in un libro che presenteremo il 30 di settembre con un’azione performativa che riguarda l’ultimo lavoro, Non sei più tu, per me è importantissimo per verificare un passaggio della performance che è anche scultura e disegno. Grazie alla bellezza delle sale, come hai notato, si è raggiunta una coerenza formale storica per poter esporre e vedere i lavori nella loro totalità: video, installazione, foto: un impatto unico per poter vedere ogni volta la performance».
Qual è l’universo poetico al quale guardi? Quali sono i riferimenti principali nella tua produzione?
«Cerco sempre di non farmi condizionare o di non ripetere quello che mi affascina o mi seduce, ma di farmi illuminare , cerco di sintetizzare il più possibile ciò che sento per renderlo immediato, andando oltre la mia persona, asciugando, sterilizzando il mio caos interiore e se possibile cercando di intuire prima di avere dei riferimenti che poi confronto e che scopro di avere immagazzinato. Per cui dico Bernini, Gina Pane, Piero Manzoni, Rebecca Horn, Quentin Tarantino, Chanel, Radiohead…Ma la lista è lunghissima, e il confronto con artisti, curatori, musicisti, galleristi, collezionisti nel tempo attuale permette al lavoro di prendere veramente vita. Quando ho in mente il titolo visualizzo il lavoro, la sua tempistica, i materiali, scrivo, schizzo, penso e di conseguenza mi confronto e lo realizzo. Il Corpo mi attrae perchè mutevole, perché non è solo fisico e organico, perché non è definitivo, perché è anche disegno, perché è oggetto e scultura: perché come in un live è un momento irripetibile».
Sei una delle video artiste (ma non solo) più attive in Italia. Come vedi la situazione della penisola oggi? Quali sono i limiti, ma anche le possibilità, nel lavorare oggi in questa nazione?
«Come una salvezza, come l’unico modo per vedere veramente ciò che è, in questo momento storico difficile e caotico. L’arte è  la  risposta possibile alle paure e  alle banalità all’aridità che ci circondano ogni secondo. Certo bisogna saper vedere e non solo guardare, avere coraggio, fede e amare, non è una formula facile non avere sicurezze sotto di noi o sopra di noi, di nessun tipo, non sapere se c’è un futuro, essere come funamboli intorno a burocrati attaccati alle loro avidità. Vedo un cammino durissimo, ma non posso non farlo, non possiamo non farlo se vogliamo andare oltre, se siamo nati adesso come artisti il nostro dovere è risolvere le difficoltà attraverso il fare, dare una visione dell’oggi ricordando il passato, quindi conservare una memoria storica e come atleti lanciarci, impegnarci e superare il limite».
Matteo Bergamini
Dal 6 giugno al 30 settembre 2015
GR/Giovanna Ricotta
Palazzo Pretorio
Via Marconi 30, Cittadella (PD)
Orari: Lunedì dalle 16 alle 19.30 Mercoledì-Domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19.30
Info: tel: 049/9413474 – fax 049/9413476 www.fondazionepretorio.it

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