Il programma espositivo valdostano, assai ricco durante l’estate, non è meno propositivo in questi ultimi mesi del 2003. A dicembre verranno inaugurate due mostre dedicate rispettivamente ad André Derain e all’Art Déco. Al momento si possono invece visitare Tema libero – una collettiva di fotografia alla quale partecipano Ludovico Bich, Diego Cesare, Lorenzo Gillo, Lorenzo Merlo, Stefano Sarti e Stefano Torrione, allestita alla Biblioteca Regionale – e la personale di Giovanni Mason (Piombino Dese, Padova 1937), ospitata nel suggestivo spazio della Chiesa di San Lorenzo.
D’altra parte, l’attenzione che Aosta rivolge alla scultura non è un fatto inedito: negli scorsi mesi è stata organizzata una grande antologica dedicata a Marino Marini, mentre nel 2001 era stata la volta di Mario Stuffer.
Giovanni Mason manipola, leviga e affascina i materiali più vari: dal legno (tiglio, noce, faggio e radica di frassino) al porfido, dal bronzo al marmo (rosé del Portogallo, rosso Francia, Botticino, nero Marquinia, Lasa, verde Alpi, verde serpentino) fino alla pietra dorata. Il movimento è però sempre il medesimo, così come i temi e il trattamento dello spazio. Mason sbozza le forme, le fa sorgere, le dis-vela in un processo etimologicamente veritativo (aletheia), per poi ricoprirle. Stimola così colui che guarda a svelarle ancora una volta per custodirle, per unirsi a esse in un abbraccio. Tutto questo processo è da parte a parte filosofico e richiama da vicino le riflessioni dello Heidegger maturo. E tuttavia, l’analogia con il pensatore tedesco termina qui, perché Mason – assai più di Marini – è profondamente umanista, anche quando viene trascinato dalla volumetria più astratta.
La cifra stilistica che rende Mason chiaramente riconoscibile risiede in una peculiare
Il fil rouge è comunque sempre un amore avvolgente di donna, che avviluppa senza togliere il fiato, un abbraccio che sa allentarsi: plastica eolica cullata dalla risacca del corpo femminile. Anche quando, nelle opere pittoriche degli anni Ottanta (Ritorno dal cosmo, 1984 oppure L’evento, 1988), pare che la biomeccanica debba prendere il sopravento.
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marco enrico giacomelli
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