In una piccola cittadina rumena, Dorohoi, c’è la fucina di Ioan Nemtoi (Trusesti, 1964), novello Marte che dalla materia incandescente plasma col suo soffio oggetti meravigliosi. La sua alchemica magia, però, non produce lucenti armi per eroi, ma trasparenti e misteriose forme di luce, in bilico tra sostanza e idea, tra materia e simbolo. Il vetro, il più fragile dei materiali, sembrava destinato, per la sua diafana natura, a piccoli e preziosi oggetti colorati. Nemtoi lo affranca dalle arti minori con le sue monumentali sculture, senza tradire le specificità del mezzo, ma esaltandone piuttosto potenzialità finora inespresse. Il primo ostacolo da aggirare è l’immediata e innata piacevolezza estetica che rende il vetro così gradevolmente decorativo.
L’artista rumeno riesce nell’intento di creare “an un-easing beauty”, una bellezza dinamica e ambigua, plasmando morfologie aggressive, forme drammatiche, masse in tensione, superfici a tratti levigate a tratti tormentate. Non mancano i riferimenti alle ricercate stilizzazioni di forme naturali dei vetri in stile liberty (The moon and the sun, The snake) o alle semplificazioni lineari ed elastiche dei manufatti scandinavi di Kosta Boda (Flame, Underworld water).
Ma le assonanze maggiori sono con la grande arte contemporanea. I ritratti (Adam and Eve) richiamano le forme archetipiche di Jean Arp, ma anche i metafisici manichini dechirichiani; gli elementi ovoidali (Seeds, Genesis, Spere) sono un omaggio dichiarato al fascino primitivo dei misteriosi uccelli di Brancusi, mentre i cilindri di ghiaccio miracolosamente in equilibrio e i mostri marini dai tentacoli spiraliformi (Underworld creature) riportano ad un universo inconscio di ascendenza surrealista.
L’idea di un universo di forme simboliche sempre in bilico tra ordine e disordine, tra peccato e perdono, in cui la luce è segno divino di redenzione, come il fondo oro dei dipinti medievali è, invece, tutta di Nemtoi, folgorato dalla bellezza dei monasteri
barbara improta
mostra visitata il 23 dicembre 2006
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basta con queste recensioni dalla Terronia, figa, l'Arte Vera l'è solo qui al Nord! che perdita di tempo! W l' Arte Celtica! Roma ladrona, atre esotica!