Categorie: altrecittà

fino al 31.V.2010 | Giuseppe Gallo | Foligno (pg), Ciac

di - 6 Maggio 2010

Con
atteggiamento tipicamente italiano, la mostra di Giuseppe Gallo (Rogliano, Cosenza, 1954; vive a
Roma) a Foligno scaturisce dall’improvvisazione, da un guizzo, da un’intuizione
e viene realizzata in soli 25 giorni. Da qui il titolo, La leggerezza
dell’incoscienza.

La levità
e l’ironia sono elementi che caratterizzano tutto il lavoro dell’artista, come
si evince dal gallo che compare in una delle opere esposte, in un immediato
gioco di parole con il cognome. Gli elementi giocosi, però, si alternano a
citazioni, rimandi e simboli che fanno intuire una cultura profonda.
Colpiscono
le dimensioni monumentali dei lavori. Le dita della mente è una serie di dodici grandi tele
poggianti su uova, elemento femmineo per eccellenza perché collegato alla
creazione, al grembo materno, alla nascita. L’uovo cosmico, origine dell’universo,
compare anche sulla superficie della tela, immerso in un cielo in cui le stelle
sono palline colorate. La pittura di Gallo appare in questo lavoro assolutamente
varia, sia per le invenzioni iconografiche – in un alternarsi continuo tra
forme astratte, geometriche ed elementi figurativi – sia per l’avvicendarsi di
superfici in cui la materia pittorica si raggruma ad altre in cui le campiture
sono piatte e asciutte.

Nel
lavoro di Gallo appaiono diversi elementi ricorrenti, come certe linee sinuose
che diventano di volta in volta volute, refoli, riccioli (Parva Sibarita, 1985; Le dita della mente, 1998-2007); o la silhouette senza
braccia che sembra un danzatore, con un piede ben posato a terra e l’altro
poggiato in avanti sulla punta. Talvolta al posto dei piedi compaiono zoccoli
caprini e sul capo piccole corna appuntite. Sagoma di satiro, quindi, che
riconduce a uno stato di perfetta comunione con la natura, alla forza vitale,
alla fertilità, al mondo dionisiaco, liberatore di energia.
Numerosa
anche la produzione grafica, come attesta la serie dei disegni. Anche qui le
invenzioni iconografiche sono molteplici, come le tecniche utilizzate, a
testimonianza di una fantasia mobile, di uno sguardo dinamico e vivace sulla
realtà. Frequente, sia nei disegni che nella pittura, la presenza della
scrittura, che appare in frasi dal significato enigmatico e vagamente ironico o
in stralci di poesie, in brandelli di testo associati a piccole immagini.

Evoca
valori apotropaici Prismi, la serie di sculture in bronzo raffiguranti maschere rituali o
teatrali. Questi oggetti sono al tempo stesso scultura e piedistallo. Proprio
come in un prisma, le due basi, uguali e parallele, sono unite da tante facce
laterali quanti sono i lati delle basi stesse. L’altezza di ciascuna maschera è
di circa un metro perciò, per osservarle, è necessario piegare la testa verso
il basso, come faremmo se volessimo specchiarci su una superficie orizzontale.
Il volto mostruoso, deformato o animalesco che appare potrebbe essere il
nostro, in un gioco paradossale, in cui la maschera, anziché celare, svela.
Punto
Fermo
, l’unica opera realizzata
appositamente per questa mostra, è una danza a cui partecipa l’intera umanità
riunita in cerchio, simbolo di perfezione e di unione, intorno al medesimo punto
fermo. La
morte? O la vita?

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fois

mostra
visitata il 23 aprile 2010


dal 23 aprile al 31 maggio 2010
Giuseppe
Gallo – La leggerezza dell’incoscienza
a cura di Italo Tomassoni
CIAC – Centro Italiano Arte Contemporanea
Via del Campanile, 13 – 06034 Foligno (PG)
Orario: da giovedì a domenica ore 10-13 e 16-20
Ingresso libero
Catalogo Skira
Info: tel. +39 0742357035; info@
centroitalianoartecontemporanea.com;
www.centroitalianoartecontemporanea.com

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