Sembra proprio la trama di un film: Domenica Rosa Mazzolini, una modesta infermiera, una persona normale con uno stipendio normale, riesce poco a poco a creare, grazie ai suoi risparmi e alle donazioni, una piccola collezione di quadri del Novecento italiano. Si circonda delle tele che più la emozionano e che la colpiscono per l’intensità dei colori, la bellezza dei paesaggi o la forza delle composizioni astratte. A questa prima raccolta, spesso frutto di regali degli artisti per amicizia o come ricompensa per le cure mediche ricevute, si unisce poi la più cospicua collezione del medico Giovanni Battista Simonetti, conosciuto come “il dottore della pittura”.
Solo quest’anno la signora Mazzolini, donna estremamente religiosa, decide di donare i quadri alla parrocchia di Piacenza-Bobbio affinché la collezione possa essere conosciuta dal grande pubblico. In mostra ci sono ben 105 opere, scelte tra 872 dipinti e 27 sculture, in gran parte esposte presso l’austera sede di Palazzo Farnese a Piacenza. Si tratta di una roccaforte diventata poi caserma, che oggi è stata restaurata e presenta al suo interno un interessante percorso museale, con affreschi e arazzi, l’esposizione delle carrozze d’epoca, la Pinacoteca e il museo archeologico della città.
La mostra si snoda in un cammino cronologico che va dalla Metafisica di de Chirico (Volos, Grecia, 1888 – Roma, 1978) all’Astrattismo e allo Spazialismo. Carrà, Campigli e Funi si fanno portavoce di un desiderio di ritorno all’ordine e alla classicità. L’esperienza delicata del Chiarismo Lombardo trionfa invece con Umberto Lilloni (Milano 1898 -1980) e i suoi paesaggi lacustri, accanto ad altri artisti che per breve tempo seguirono lo stesso gruppo per poi intraprendere altre strade, come De Grada e Birolli.
I colori sgargianti dell’Astrattismo dominano le ultime sale con Luigi Veronesi (Milano 1908 -1998), mentre le tele forate di Lucio Fontana (Rosario di Santa Fé, Argentina, 1899 – Comabbio 1968) e la sua Crocifissione in ceramica sanciscono l’avvento dello Spazialismo. Piero Manzoni (Soncino 1933 – Milano 1963) compare con un monocromo bianco, sotto l’influsso della pittura di Yves Klein.
Suggestiva infine la presenza di Filippo De Pisis (Ferrara, 1896 – Milano, 1956), con Veduta di Brugherio, in cui rappresenta con tocchi veloci e istantanei ciò che vede dalla finestra della clinica in cui è ricoverato per problemi psichici.
L’esposizione favorisce uno sguardo completo e accattivante sul Novecento italiano, sulla sua ricchezza e varietà, mostrando anche aspetti meno noti di autori molto famosi. La mostra prosegue inoltre presso il Palazzo del Podestà di Castell’Arquato e il Palazzo Vescovile di Bobbio, due gioielli delle terre piacentine che meritano assolutamente una visita. Anche per fare una passeggiata immersi nei vicoli e nelle piazze del nostro Medioevo.
vera agosti
mostra visitata il 22 ottobre 2006
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