Si chiama Sembianze di cose l’ultimo ciclo di opere realizzato da Luigi Carboni. La sintesi di una ricerca ormai decennale dell’artista pesarese che alterna le sue grandi tele dalla trama intricatissima a sculture in vetro, legno e resina d’impatto minimalista. E’ questo il gioco, o meglio il racconto, dell’esposizione scritto con l’inchiostro dell’ambiguità. Un’ambiguità che concettualmente si allarga fino alla relazione universale tra casualità e opera d’arte. I dipinti restano la cifra di Carboni, sono gabbie in cui l’artista stratifica la sua eleganza e sublima il suo senso estetico e formale verso la bellezza assoluta. Opere dense con decori raffinati e griglie che catturano e riflettono le luci e le ombre. Decorazioni che esaltano il senso del bello e impreziosiscono la pittura: Carboni usa un codice, quasi una calligrafia antica. Ma le sue opere aspirano all’essere. Non al dire. In opere come Astratto (acrilico, cm 200×150) o Ricco di inganni (olio su tela, cm 150×150), fortemente colorate e con citazioni optical, c’è una tensione che sembra spingere il lavoro di Carboni oltre la cornice.
O meglio: un’energia in grado di rompere, in un corto circuito creativo, quella potente griglia segnica decorativa che è l’essenza stessa della sua pittura. Le sculture, esaltando il gioco dell’ambiguità che segna questa mostra, sono invece fredde, geometriche, minimali. Forme strane, assolutamente prive di senso ma eleganti (e non potrebbe essere diversamente): apparentemente legate al modellato scultureo ma in realtà completamente astratte da ogni logica, vicine all’estetica del design.
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Luigi Carboni
Sembianze di cose
Martedì – Sabato 10:30/13:00 – 16:00/20:00 – Domenica e lunedì su appuntamento
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