Sono le ombre a gettare luce sulle forme di Francesco Vaccarone (La Spezia, 1940). Forme che ricorrono ossessive in un percorso pittorico in continua evoluzione; forme che non cercano un’identità precisa, ma che trasmettono ugualmente sentimenti interiori sospesi, fragili, sussurrati. La sintesi percettiva del pittore si muove disinvolta tra le pieghe di un astrattismo geometrico rivisitato attraverso la lettura, attenta ma non limitante, del neosurrealismo magrittiano e della metafisica di de Chirico. Le sue sagome, infatti, sono immerse nell’inquieta atmosfera di paesaggi silenziosi e rarefatti; simboli evidenti di una dialettica che sa riflettere in modo costruttivo sui concetti fondanti della filosofia moderna. Le frequentazioni giovanili del pittore spezzino (Guttuso, Pizzinato, Mafai, Raphael), pur importanti, non gli hanno impedito di percorrere sentieri autonomi facendolo approdare a un’idea, tutta personale, dello spazio e delle forme. Il suo flusso creativo ci appare, quindi, come un’emergenza poetica per interpretare i labirinti delle coscienza umana mentre le sue immagini denunciano una solitudine spesso insostenibile, fatta di orizzonti chiusi e improvvise aperture proprio come i paesaggi angusti e difficili del “suo” Golfo dei Poeti. Paesaggi che Vaccarone violenta con la forza del suo amore per una terra dalle geometrie decise, malinconica e elegante, romantica e drammatica. È proprio in questa concezione allucinata della realtà che ritorna
Una realtà frammentata e sofferente che denuncia senza pietà la fragilità interiore dell’uomo ma soprattutto la sua impotenza nei confronti di un destino orientato al nulla. I suoi spazi senza tempo ci parlano di incontri mancati, attese infinite, dolorose verità. La consapevolezza della finitezza dell’uomo diventa un’arma efficace, con la quale interpretare paura, ansia, follia e amore. Quest’idea del mondo come labirinto emotivo dal quale è impossibile uscire diventa, perciò, lo strumento narrativo privilegiato per una sincera interpretazione dei misteri della natura umana.
nicola bassano
mostra visitata il 15 maggio 2006
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