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Guercino | La Madonna del passero

di - 28 Settembre 2004

Un bambino paffuto in braccio alla mamma osserva incantato e curioso i movimenti di un passerotto trattenuto da un sottile filo dorato. La mamma lo cinge con il braccio, ma per sentirsi più sicuro il piccolo cerca appiglio nella veste della donna. La luce calda e soffusa illumina le spalle del bimbo lasciando in ombra il suo viso, ma l’espressione -un misto di timore e curiosità- si indovina facilmente nel gioco dei chiaroscuri.
Questa Madonna con Bambino è una delle opere più intense di Guercino, nella quale egli si rivela, come recentemente proposto da Massimo Pulini, il campione di quella che nel XVII secolo era definita poetica degli affetti ovvero raccontare i fatti della vita con un’attenzione commossa per i sentimenti.
Così il Seicento -stanco di artifici retorici e idealizzanti- scopre il Naturalismo. Che sarà “vero di natura”, per Caravaggio e i suoi e sarà rappresentazione di emozioni vere per gli artisti bolognesi.
Guercino è qui pittore di una verità emotiva che pone al centro della scena i sentimenti umani e li rappresenta con tale spontaneità e ricchezza di ispirazione da renderli universali.
Del resto la poetica degli affetti ben si accordava con i principi della controriforma. Il cardinale Paleotti nel dettare le regole della pittura controriformista (nel Discorso intorno alle immagini sacre e profane del 1582) invitava i pittori a smuovere la devozione dei fedeli con il ricorso ad immagini più aderenti al vero, che sollecitassero la commozione e la partecipazione emotiva. “La tronfia retorica decorativa… della seconda metà del cinquecento non sembrava più corrispondere ad una corretta rappresentazione del sacro” (Pulini) .
Nella Madonna del passero il tema sacro è privo di aulica solennità e ricondotto ad una sfera intima e domestica, ad una familiare quotidianità. La Madonna è una giovane donna con i capelli avvolti da un semplice nastro di stoffa, Gesù è un bambino affascinato e preso –come è logico- da un gioco infantile. Non ci sono angeli né aureole dorate, nessun simbolo di divinità; la sacralità dell’immagine è tutta nell’intenso rapporto affettivo che lega la Madonna al suo Bambino. Anche il taglio del quadro fa si che l’attenzione si concentri solo sul premuroso affetto della Madonna e su quel gesto -così vero- di Gesù che si sporge verso l’uccellino e al tempo stesso cerca protezione. L’atmosfera soffusa e sfumata, il colore caldo e vibrante accentuano l’intimità della scena.
La Madonna del Passero è datata tra il 1615 e il 1616. La tecnica è quella delle opere giovanili che Guercino -quasi autodidatta- aveva imparato da pittori locali poco conosciuti (a parte un breve apprendistato presso il Cremonini a Bologna). L’artista riconosceva in Ludovico Carracci il suo “maestro” e i suoi biografi testimoniano la sua ammirata devozione per la Sacra famiglia con San Francesco della chiesa dei Cappuccini di Cento.
Da Carracci trae l’attenzione al quotidiano, alla verità degli affetti, da Carracci provengono i toni bruni e le cromie calde che svelano, sotto una sorta di pulviscolo denso, i profili della Madonna e del Bambino. Il colore è steso “a macchie”, con pennellate larghe che strutturano le forme e sfaldano i contorni; il disegno è assente, colore e chiaroscuro danno corpo alle figure. E’ l’eredità del cromatismo veneziano di Tiziano che giunge a Guercino, come indicato da Mahon e da Sgarbi, per il tramite della pittura ferrarese dello Scarsellino e di Carlo Bononi. Il colore definisce le espressioni, struttura lo spazio e l’atmosfera, fonde forma e segno senza soluzione di continuità.
Di lì a pochi anni la pittura di Guercino si trasformerà; complice un viaggio nella Roma classicista e, sottolinea Mahon, un’autentica crisi spirituale. Il cromatismo diventa sontuoso e limpido; il colore perde corpo, lasciando spazio a una struttura lineare più decisa; le espressioni, meno spontanee, si cristallizzano in pose teatrali. Le immagini si raffreddano e perdono quella fresca immediatezza che rende questa Madonna una delle più tenere e coinvolgenti della storia della pittura.

bio. Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino per un difetto all’occhio destro, nasce a Cento in Emilia nel 1591. Intorno al 1615 affresca Casa Pannini a Cento. Nel 1618 è documentato un viaggio a Venezia, che segna l’incontro diretto con la grande tradizione coloristica veneziana. In questi anni la sua pittura è immediata e improntata ad un cromatismo intenso, le immagini si dissolvono nelle vibrazioni del colore . Quando nel 1620 il cardinale Ludovisi, uno dei suoi protettori, diviene papa Gregorio XV, Guercino è invitato a Roma, dove decora, tra l’altro il casino Ludovisi e dipinge la grande pala Il seppellimento di Santa Petronilla per la chiesa di San Pietro. La morte improvvisa di Gregorio XV nel 1623 riporta Guercino a Cento. Dopo il soggiorno romano lo stile del pittore comincia gradualmente a mutare, muovendosi verso una maggiore classicità, la sua vena spontanea e coloristica viene progressivamente imbrigliata nelle maglie di una crescente stabilità delle forme. Nel 1642 dopo la morte di Guido Reni si trasferisce a Bologna, dove la sua bottega diventa la più attiva e ricercata della città. Il fratello Paolo Antonio registra scrupolosamente nel libro dei conti tutte le commissioni, documento oggi prezioso per ricostruire l’attività del pittore in quegli anni. Muore a Bologna il 22 dicembre del 1666.

bibliografia essenziale
AA.VV., Poesia e sentimento nella pittura del ‘600, Catalogo della mostra, ed. De Agostini Rizzoli 2003
L. Ficacci, Guercino, Firenze 1991
R. Longhi, Officina Ferrarese, Roma 1934 R. Longhi, Officina Ferrarese, Roma 1934
D. Mahon, Studies in Seicento art and theory, Londra 1947
D. Mahon, Giovanni Francesco Barbieri, il Guercino 1591-1666, Catalogo della mostra, Bologna 1991

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Giovanni Francesco Barbieri, il Guercino
La Madonna del Passero
1615-1616 circa
olio su tela; cm 78,5 x 58
Bologna, Pinacoteca Nazionale,in deposito dalla collezione di Sir Denis Mahon


antonella bicci

opera è un progetto editoriale a cura di daniela bruni

[exibart]

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