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I 700 anni della cappella degli Scrovegni

di - 25 Marzo 2005

Nei libri di storia si legge che il medioevo finisce con la scoperta dell’America: 12 ottobre 1492; poi inizia l’era moderna. Per la storia della pittura occidentale? Non è la stessa cosa. Qui il medioevo termina il 25 marzo 1305, festa dell’Annunciazione, con la consacrazione della cappella degli Scrovegni a Padova affrescata da Giotto (Vespignano di Mugello 1267? – Firenze 1337).
Era stato Enrico Scrovegni a commissionare a Giotto la decorazione della cappella, edificata come voto per riscattare l’anima del padre Reginaldo che in vita era stato usuraio. Enrico restituiva simbolicamente alla Vergine quanto il padre aveva estorto; per questo si fece ritrarre da Giotto – forse tra i primi ritratti della pittura occidentale – sulla parete di fondo della cappella con un abito viola, colore della penitenza in ginocchio davanti a Maria nell’atto di donare la piccola chiesa. Lo Scrovegni non trascurò quello che oggi si direbbe ‘il ritorno d’immagine’ dell’operazione. Ricchissimo, ma parvenu cercava di accreditarsi come cavaliere rispettabile: per la cappella volle il pittore più celebre del tempo.
Il programma iconografico degli affreschi è complesso, un sottile gioco di rimandi e corrispondenze tra gli episodi della storia sacra elaborato probabilmente da uno studioso, forse il personaggio che con lo Scrovegni porge la cappella alla Madonna.
Alla base delle pareti laterali Giotto dipinse con la tecnica dello ‘stucco romano’ uno zoccolo che simula pannelli di marmo alternati a riquadri con le allegorie dei Vizi e delle Virtù. Sopra il basamento gli affreschi sono distribuiti su tre registri sovrapposti. La fascia superiore è dedicata alle storie che precedono la nascita di Cristo: Anna e Gioacchino, l’infanzia e il matrimonio della Vergine. Il registro mediano narra gli episodi della vita pubblica di Gesù, mentre su quello inferiore sono rappresentate le storie della passione e resurrezione. Sulla parete di fondo è dipinto il Giudizio Universale: a destra di Cristo le schiere ordinate dei beati, a sinistra il caos dell’inferno. La volta è un cielo stellato; lo stesso azzurro è presente come sfondo in tutte le storie, “un’enorme sfera di cristallo che tutto avvolge”.

Gli affreschi rappresentano una svolta radicale nella storia della pittura. Tra la ieratica e astratta bidimensionalità dell’arte bizantina e la vivace corporeità delle figure di Giotto c’è un abisso. Giotto riscopre la tridimensionalità, la varietà del reale, i sentimenti umani e la possibilità di esprimerli in pittura con i gesti e la mimica. Dipinge le prime lacrime della pittura occidentale, la disperazione delle madri nella strage degli innocenti, il bacio toccante tra Anna e Gioacchino. Crea sulla superficie della parete l’illusione della terza dimensione; non è ancora la prospettiva geometrica, ma una prospettiva intuitiva resa con l’ausilio di ‘scatole prospettiche’ nelle quali si muovono i personaggi.
Giotto trasforma le storie sacre in “un concreto dramma umano dove ogni personaggio, anche Cristo e la Madonna, è trasportato nella concretezza della vita quotidiana” (Flores D’Arcais). Il racconto sacro è ambientato nel tempo in cui il pittore viveva; edifici, abiti, oggetti sono quelli del XIV secolo.
La rivoluzione di Giotto agli Scrovegni non è semplicemente tecnica e figurativa, ma sintomo di un profondo cambiamento. Gli artisti medievali avevano illustrato le vicende sacre vestendole di un’aura di mistero lontana e atemporale. Con Giotto “l’osservatore non legge l’immagine come farebbe con un libro, ma è presente nella scena…l’esperienza umana è messa in luce rispetto a verità eterne e trascendenti” (Ball). Non solo perché il francescanesimo stava rivalutando la realtà fisica e corporea; cominciava a farsi strada l’idea modernissima che sarà dell’umanesimo fiorentino: l’uomo protagonista della storia.

In occasione dei festeggiamenti per i settecento anni della cappella il comune di Padova ha in programma manifestazioni – concerti, conferenze, l’apertura serale della cappella – che si protrarranno per un anno. Sono previste anche iniziative editoriali: un cofanetto, libro più dvd, a cura di Chiara Frugoni, un numero speciale del Bollettino d’Arte ed un volume della Skira con gli atti del convegno giottesco del 2002.

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antonella bicci

[exibart]


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