Una everywoman sale sul Fourth Plinth di Trafalgar Square: l’opera di Tschabalala Self

di - 11 Febbraio 2026

Un annuncio ufficiale ha confermato date e dettagli della prossima commissione per il Fourth Plinth di Trafalgar Square di Londra, uno dei programmi di arte pubblica più visibili e simbolicamente carichi al mondo. Ogni due anni, una giuria indipendente seleziona, attraverso un bando internazionale, un progetto destinato a occupare temporaneamente il celebre piedistallo rimasto vuoto sin dall’Ottocento. Da settembre 2026, a occupare questo iconico piedistallo sosterrà Lady in Blue, dell’artista americana Tschabalala Self: una scultura in bronzo patinato con pigmenti blu di lapislazzuli, raffigurante una donna presentata in abiti urbani e in movimento. Si tratterà, come ha sottolineato l’artista, di una sorta di “everywoman”: un personaggio aperto all’identificazione collettiva, pensato per incarnare desiderio di futuro e presenza nello spazio pubblico.

Lady in Blue. Photo: James O Jenkins.

La pratica di Tschabalala Self

Classe 1990, formata a Yale e oggi tra le voci più riconoscibili della scena americana, Tschabalala Self lavora da anni sul corpo femminile nero come campo di rappresentazione politica e culturale. La sua pratica attraversa pittura, collage, tessuto, scultura e performance, costruendo figure ibride, spesso frammentate o sproporzionate, che mettono in crisi gli stereotipi visivi legati a genere, razza e desiderio.

A proposito del suo uso di queste tecniche, la Self stessa ha commentato: «Uso i materiali in modo non convenzionale per sovvertire lo status quo. Non è necessario usare la pittura per fare un dipinto. Questo approccio è coerente con il mio messaggio generale, che è un messaggio di cambiamento». Nei suoi lavori, perciò, il corpo diventa un vero e proprio dispositivo narrativo, attraversato da tensioni sociali ed economie dello sguardo.

Anche quando passa alla scultura monumentale, come nel caso della Lady in Blue, Self mantiene questa ambiguità: le sue figure sono solide, certo, ma mai davvero fissate in un’identità stabile.

Lady in Blue

Dal monumento mancante al monumento temporaneo

La scelta di Self arriva dopo l’installazione di Teresa Margolles, Mil Veces un Instante (A Thousand Times in an Instant), che dal 2024 ha trasformato il plinto in un memoriale effimero dedicato alle vite trans e non binarie.

Teresa Margolles, “Mil Veces un Instante (A Thousand Times in an Instant)” (2024), 726 plaster face casts affixed to wired grids, ~206 x 380 1/2 x 176 feet (~62.8 x 116 x 53.6 m) (all photos by James O. Jenkins, courtesy James Cohan Gallery New York)

Il Fourth Plinth è da oltre 20 anni un caso unico nel panorama dell’arte pubblica. Nato come base per una statua equestre mai realizzata nell’Ottocento, dal 1999 è diventato un dispositivo curatoriale a rotazione, che ha permesso di presentare, in una delle piazze più famose del mondo, lavori di artisti come Rachel Whiteread, Antony Gormley, David Shrigley, Michael Rakowitz e Yinka Shonibare.

Michael Rakowitz, The Invisible Enemy Should Not Exist

Tuttavia, nel 2022, all’indomani dei funerali di Stato della Regina Elisabetta, in parlamento si discusse della possibilità di erigere un memoriale permanente, dedicato alla monarca più longeva del regno britannico, proprio sul Quarto Plinto, sollevando molte polemiche. Al momento, pare che la discussione sia stata superata, a favore della commissione d’arte contemporanea.

Dopo Self: la commissione del Fourth Plinth per il 2028

Dopo Lady in Blue, sarà Hew Locke a occupare il Fourth Plinth nel 2028, con un progetto che affronterà in modo esplicito la storia coloniale britannica e il tema dei monumenti come strumenti di potere simbolico.

Artista britannico di origine guyanese, Locke è noto per le sue sculture barocche e stratificate, che ibridano iconografie imperiali, folklore, maschere e decorazioni, spesso trasformando le figure del potere in presenze instabili, quasi carnevalesche. La sua commissione è già stata annunciata come una delle più politicamente esplicite degli ultimi anni.

Andra Ursuța, Untitled (2024). Photo: James O Jenkins

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