Tracce antiche affiorano tra gli ulivi secolari del Parco Archeologico della Roccelletta. Il teatro greco, il foro e la necropoli romana, l’anfiteatro, nonché alcuni edifici rurali del secolo scorso, come un frantoio elettrico, una colombaia, una vasca per raccogliere l’acqua, una porcilaia, una piccola masseria e una cappella gentilizia.
In questa sintonia di colori e profumi del Mediterraneo tante date, tanti nomi, tante civiltà raccontano la storia del luogo. La data più recente è il 21 maggio di quest’anno, che segna l’apertura al pubblico del Museo del Parco di Scolacium, tappa finale del percorso burocratico iniziato nel 1982 con l’esproprio del fondo della Roccelletta da parte del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. Dal 1891 il fondo era di proprietà della famiglia Mazza, che lo acquistò dai Massara -altra famiglia del posto- i quali a loro volta l’avevano preso dalla Mensa Vescovile di Squillace. I primi scavi archeologici li fece fare Gregorio Mazza, nobiluomo di campagna e padrone assoluto del luogo che, nel 1965, aprì il cancello ad un giovane e caparbio studioso, Ermanno A. Arslan. Fu grazie all’infinita meticolosità di Arslan che riemerse, strato dopo strato, il sito archeologico fondato dai greci e colonizzato, successivamente, dai brettii, dai romani, dai bizantini, dai saraceni ed infine dai normanni.
Miti e leggende, insieme a vicende realmente vissute e documentate aleggiano intorno al sito: tra ciuffi d’erba, rami di ulivo e pietre consumate ecco spuntare i nomi dei vari Strabone, Ulisse, Caio Gracco, Annibale, Nerva, Cassiodoro. E adesso torniamo al presente, che non è meno entusiasmante del passato. Dal 18 giugno la scena sarà movimentata dalla presenza di quarantacinque lavori di noti artisti contemporanei: Tony Cragg (Liverpool 1949), Jan Fabre (Anversa 1958) e Mimmo Paladino (Paduli, Benevento 1948). “I tre artisti, pur con linguaggi e approcci diversi, condividono medesime problematiche.” – spiega Alberto Fiz – “Cragg, Fabre e Paladino, infatti, emanano, attraverso le loro opere, una forte energia vitalistica in un confronto con la dimensione temporale e spaziale. Questo consente di realizzare un’operazione duplice dove la ricerca contemporanea s’innesta sul territorio creando nuovi percorsi visivi e nuove suggestioni.” Misteriose ed enigmatiche, le opere di Cragg sono ospitate nel foro: partendo da riferimenti e
manuela de leonardis
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