La tua ricerca muove dai concetti di realtà e sogno, di possibilità e impossibilità dell’esistenza, di riflessione e analisi sulla società attuale, intesa come territorio magmatico, incerto e metamorfico. Partendo da questi moventi come si sviluppa la tua indagine sull’arte?
La mia ricerca sull’arte parte da riflessioni sulle condizioni dell’esistere, sull’ ingannevole separazione tra interno ed esterno, sull’analogia tra la nostra natura interna e quella esterna. Il sogno, o meglio, l’irrazionale, l’illogico, diventano interpreti per affrontare tematiche di un’oggettività che non dovrebbe esistere, anche se è sempre legata al credibile, alle realtà note.
La materia intesa come linguaggio, forma e struttura, è un elemento fondamentale nel tuo lavoro. Quanto è reale e quanto è “simbolica” nelle tue opere la materia?
Cerco un’intesa. Rivolgo delle domande al materiale o all’oggetto. Ricevo delle risposte che naturalmente non sono sempre traducibili in parole. Tali risposte sono parole o immagini altre, a volte prive di logica. Il difficile è proprio questo: lasciare che l’illogico si sveli, rispettando e conservando, quindi, ciò che non è chiaro. Il nostro pensiero tende sempre a razionalizzare, a rendere tutto più comprensibile, più sopportabile, più banale.
Il corpo umano e gli animali, figure che sin dai tuoi esordi hai investigato, costruito e decostruito, quali significati assumono nei tuoi progetti?
Naturalmente la storia ha notevole importanza, ma più che altro certi episodi della storia. Mi interessano alcune vicende che si prolungano nel tempo fino a raggiungere il nostro contemporaneo. Certe parti della storia non sono concluse ma solo convertite in altre vicende. Credo che la storia sia un mezzo per parlare dell’oggi, per rendere più traducibile il nostro quotidiano.
Nei tuoi lavori utilizzi la scultura come punto di partenza per poi spingerti verso progetti istallativi, spesso di grandi dimensioni, in cui si rintracciano esperienze di sintesi tra differenti linguaggi e discipline, come ne I topi ballano o in Armilla. Ci racconti di queste tue sperimentazioni?
E’ stata una decisione difficile. Ho declinato l’invito per una mancanza totale da parte del curatore e dall’ufficio organizzativo di professionalità e di rispetto per gli artisti invitati. La Biennale di Venezia è pur sempre la regina delle mostre e credo che sia una manifestazione che vada ancora rispettata.
a cura di alessandro demma
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