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musei_resoconti | Fondazione Museo Pino Pascali

di - 30 Maggio 2012
“Ouverture. La festa dell’arte”: primo evento artistico, di una lunga serie, presso la nuova sede della Fondazione Museo Pino Pascali, a sancirne fin da subito lo stretto legame con il territorio pugliese. La mostra sarà vissuta infatti come festa inaugurale della nuova sede e prevede la presenza di tutte le eccellenze pugliesi: artisti, critici, curatori, galleristi, tutti assieme a voler sottolineare oltre al carattere plurilinguistico della manifestazione (che prevede eventi live, performances, musica fino a tarda notte), la strada della collaborazione che il Museo intende perseguire. La Direttrice della Fondazione, Rosalba Branà, chiarisce: «Il Museo Pascali è l’unica istituzione di arte contemporanea in Puglia, per questo la mostra inaugurale vuole essere essenzialmente una festa e una ricognizione dello stato dell’arte contemporanea nel nostro territorio».
Guardato più da vicino il nuovo Museo, ex-mattatoio collocato a strapiombo sulla scogliera polignanese, ricca di suggestive grotte e con di fronte l’isolotto dell’Eremita, con i suoi 3000 mq interni, gli esterni e le terrazze vista mare, sembra proprio dare una casa ideale all’artista da cui prende il nome, Pino Pascali, originario di Polignano a Mare, morto in un incidente motociclistico nel 1968. Gli spazi di questa “casa” sono di diverse dimensioni, si passa da quello centrale molto grande e con un soffitto alto, adatto al collocamento di sculture e installazioni, e illuminato con neon dalla luce bianca e fredda, a stanze più raccolte, spesso illuminate da ampi lucernari anch’essi coperti di teli bianchi che creano ambianti lattei. La struttura si compone di due piani: tanto il primo piano è inondato di luce grazie anche alle ampie vetrate del lato mare, quanto il piano interrato è buio e dipinto di grigio, luogo silenzioso ed ideale per le proiezioni.

I fondi che hanno reso possibile questa nuova veste arrivano per la maggior parte dalla Regione Puglia e dal Comune di Polignano a Mare, a questi si aggiungono quelli che derivano dalla partecipazione a bandi o a progetti europei, infine i contributi in servizi degli sponsor privati. Nella nuova sede sono già stati progettati: il Caffè Letterario, il Giardino dell’Arte, il Book-shop, l’Art-shop e il Laboratorio Didattico mentre, per quanto riguarda gli eventi, ci saranno rassegne video, fotografiche, cineforum e l’attesissimo Premio Pino Pascali che è la punta di diamante del Museo. Il Premio esiste da prima della nascita del Museo, voluto fortemente dai genitori dell’artista scomparso, istituito ad un anno dalla sua morte, nel 1969: «La prossima edizione del Premio Pascali, la quindicesima, sarà in luglio», spiega la Barnà, e prevede, come da copione, una personale dell’artista vincitore, una cerimonia di premiazione e l’acquisizione di un’opera ad implementare la collezione del Museo. Importante è quest’ultimo punto. Poiché la collezione del Museo Pascali si compone di lasciti, acquisizioni e donazioni, e la maggior parte di queste opere (prima spesso lasciate in deposito per problemi di spazio) troverà giusta collocazione nei nuovi spazi: «Il primo nucleo della collezione è costituito dall’Archivio Pascali che si compone di lettere, fotografie, disegni, appunti, scenografie teatrali e televisive, oltre alla filmografia completa dell’artista. Inoltre – anticipa la Direttrice della Fondazione – se ne prevede la digitalizzazione per una consultazione veloce e immediata, studiata appositamente per far fronte alle numerose richieste di studiosi e appassionati dell’opera di Pascali». Infine ci sono i cìmeli: «Molto spesso sottovalutati, i cìmeli di un artista servono a “ricostruire” l’aspetto privato e intimo della sua persona: saranno sistemati ed esposti i libri della biblioteca privata di Pascali, alcuni suoi abiti, perché non dimentichiamo che Pascali diventò un’icona negli anni Sessanta tanto da ricevere da “Vogue” un servizio fotografico perché incarnava l’idea dell’artista trasgressivo ma affascinante. Inoltre saranno esposti alcuni “oggetti di scena” usati durante le sue memorabili performances». A questo patrimonio si aggiunge l’insieme di opere acquisite grazie ai Premi Pascali e «le molte donazioni di artisti che negli anni hanno partecipato alle nostre mostre».


Un punto di riferimento per la Puglia, dunque, ma non solo: con l’esposizione della sua collezione a fine maggio al Museo Nazionale d’Arte Moderna di Cetinje in Montenegro, il Museo Pascali si inserisce nel crocevia mediterraneo rinsaldando così un legame antichissimo tra questa nostra regione e le terre d’oltremare. A tal proposito la Branà racconta: «Avevamo già iniziato due anni fa un rapporto con un altro paese Balcanico, la Macedonia, ora continuiamo con il Montenegro; vorrei rafforzare i rapporti con l’Est Europa dato che anche l’ubicazione del Museo, che si affaccia sull’Adriatico, mi spinge a cercare collaborazioni con realtà emergenti». Sia pur chiaro che il sistema dell’arte pugliese è «ancora debole rispetto ad altre realtà» ma la presenza della Fondazione Pascali alla scorsa edizione della Biennale di Venezia, come prestigioso evento collaterale, fa ben sperare.
E per quanto riguarda i progetti futuri? «Trasferendo l’attività della Fondazione Pino Pascali in uno spazio di 3.000 mq, più gli spazi esterni, cambierà anche l’organizzazione delle mostre, vi saranno più eventi paralleli ma concentrati in due/tre appuntamenti l’anno. Anticipiamo che ci sarà una mostra su Pascali e il cinema degli anni Sessanta e a settembre verranno dieci artisti montenegrini molto interessanti e partirà anche un programma di Residenze d’Artista sostenuto fortemente dalla Regione Puglia: ci sentiamo una piccola isola felice, proprio come l’isola che ci guarda dal mare…».
yamuna j. s. illuzzi

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