Gli artisti difficilmente rinunciano alla tentazione di oltrepassare il confine tra realtà e fantasia. Oggi come ieri. Il Novecento Italiano, in particolare, è fecondo di attraversamenti visionari. Il racconto che si dirama nelle sale del seicentesco Palazzo Loffredo (sede della Galleria Civica), nel centro storico di Potenza ne è un esempio particolarmente interessante. Un accenno ai precursori stranieri come William Blake, Francisco Goya e Max Klinger; e poi Fussli, Redon, Kubin, Fantin-Latour, di cui sono esposte le opere grafiche, per spostarci infine in area italiana.
Come lascia intuire il titolo della mostra – Visionari Primitivi Eccentrici da Alberto Martini a Licini, Ligabue, Ontani- non è certo una linea retta quella che unisce gli artisti, oltre cinquanta, che affollano le diverse sezioni tematiche. La menzione di Alberto Martini e Osvaldo Licini, Antonio Ligabue e Luigi Ontani è però indicativa del vasto arco temporale preso in esame, all’interno del quale questi artisti sono i riferimenti estremi, per contenuto e linguaggio artistico.
Lo spazio interno è popolato da altri capiscuola come Alberto Savinio, Scipione, Antonietta Raphael Mafai, Giorgio de Chirico, Carlo Carrà e Fausto Melotti. Che passano la mano anche alle generazioni successive (Giosetta Fioroni, Mimmo Paladino, Paola Gandolfi, Lino Frongia), fino ad arrivare ai più giovani Agostino Arrivabene, Francesco Balsamo e Aron Demetz.
Ognuno di questi artisti, aldilà delle epoche e degli stili, esprime la porzione soggettiva di “una realtà problematica, sospesa, piena di incognite, interrogativi o paure,” -come afferma la curatrice Laura Gavioli- “molte volte nemmeno troppo espresse ed evidenti, bensì appena accennate, percettibili dallo sguardo sensibile, attraverso sottili estraniamenti: scene da sogno ad occhi aperti.”
Intrigante, all’interno delle cinque sezioni tematiche (Io é un altro; Infanzia e Primitivismo; L’idolo e il corpo; L’atelier e la città; Natura e Artificio), soprattutto la prima. Le inquietudini esistenziali -dubbi, contraddizioni, ambiguità, conflitti, emozioni, patologie- sembrano convergere nel tema del ritratto e dell’autoritratto. Il leitmotiv delle diciassette opere esposte -prevalentemente dipinti ad olio, ma anche fotografie, disegni a matita e a china, una terracotta policroma- è quello dell’identità e del doppio. E non è un caso che proprio all’Autoritratto con spaventapasserii di Ligabue, vibrante di colori e lacerazioni esistenziali, sia affidata la rappresentatività iconografica della mostra.
manuela de leonardis
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Meglio andare andare al bar a farsi un bicchiere che vedere questa mostra senza...ci guadagnate a non morire di noia
Concordo con la noia della mostra...una semplice galleria di immagini molte volte fuori tema...o se il tema esiste bisogna cercalo con grandi salti pindarici.
Cosa aspettarsi da una città che ha come direttore di museo lo stesso sindaco! Viva la cultura!
Ma ci sono o ci fanno gli organizzatori di questa mostra...purtroppo ho pagato pure!!!!!!
volevo sapere se c era in questo sito o in commercio il libro di fotografie di italo scanga??risppondetemi il prima possibile perche m serve per fare una tesi