In tempi di crisi di valori, di precarietà imperante, ideologia del successo che si contrappone allo spettro del fallimento e di economia che stenta a risalire, la galleria Astuni propone una mostra che affronta pensieri, sensazioni e forme espressive di assoluta attualità. E il visitatore può sperimentare in prima persona il senso di precarietà.
Come nel caso del lavoro dell’artista-ingegnere elettronico Bill Urmeny: un quadro che cade ogni volta che il visitatore gli gira le spalle. Una scultura dall’aspetto biomorfo che ricorda la spugna o la materia cerebrale quella di Jens Risch. L’opera in mostra parte dalla linearità di un filo di canapa su cui l’artista lavora con la tecnica del nodo. Lo scopo di Risch è di esaurire la linearità del filo, finché la traiettoria retta diventa un ammasso contorto in cui principio e fine non sono più distinguibili. Con il bolognese Andrea Melloni, invece, l’accettazione della impermanenza e la tensione vitale si concretizza in un bonsai. L’albero in mostra è un “han kengai”: quello che cresce sul bordo del baratro, su un pendio, sospeso nel vuoto, in un gioco dinamico di bilanciamenti. Per William Anastasi, un artista concettuale i cui primi lavori risalgono all’inizio degli anni 60, una delle sue sculture più famose: Beethoven’s Fifth Symphony. Anastasi ha ricreato quella scultura adoperando il nastro magnetico di una cassetta Vhs. La disposizione del nastro magnetico sulla parete è affidata esclusivamente alla forza di gravità e non alle “intenzioni” delle mani dell’artista. La “Quinta” di Beethoven appare, così, immediatamente concettualizzata.
Ancora, il video di Simon Faithfull documenta l’impresa rocambolesca compiuta dall’artista che consiste nel percorrere l’Inghilterra a piedi esattamente lungo l’ipotetica linea longitudinale tracciata dal meridiano zero. L’ostinazione nel seguire la traiettoria retta lo porta a scalare scogliere, guadare fiumi, scavalcare staccionate e muri, attraversare case di gente sconosciuta, oltrepassare autostrade. Pittura fatta materialmente cadere a terra quella di Paolo Chiasera per un “autoritratto”, alla lettera, pittorico.
La pittura caduta a terra, come una maschera, nasconde le sembianze dell’artista; come se l’immagine reale fosse scappata (o sottratta) da questo appariscente involucro. In mostra anche opere di Mathilde ter Heijne, Hannu Karjalainen, Christoph Keller, Cristiano Mangione, Paolo Parisi, Luca Pozzi, Richard Rigg, Arcangelo Sassolino, Roman Signer, Annika Strom, Luca Vitone, Robin Watkins/Torben Tilly. A cura di Giovanni Iovane e Alessandra Pace.
giorgia mazzotti
mostra visitata il 10 marzo 2011
dal 19 febbraio al 29 maggio 2011
Broken Fall (Organic)
Galleria Enrico Astuni
via Iacopo Barozzi, 3 – 40126 Bologna
Orario: da martedì a sabato ore 10-13 e 15-19 o su appuntamento.
Ingresso libero
Tel. 051 4211132, fax 051 4211242, enricoastunistudio@gmail.com, www.galleriaastuni.com
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sono allibito da alcune proposte di paolo chiasera, tutto e il contrario di tutto.Questo autoritratto veramente improbabile... Vorrei sapere cosa pensano alcuni collezionisti che, a inizio 2000, si sono fidati di Massimo Minini e l'ho hanno acquistato...altro che parmalat...ma in questo caso nessuno dice nulla perchè parliamo di persone abbienti e che non vogliono ammettere di essere stata gabbate....le perversioni del sistema dell'arte...
Caro Chance, quasi tutta l'arte contemporanea è da buttare in discarica, di cosa si stupisce?
@sfiga: per fortuna che in passato non hanno attuato l'astruso pensiero che hai avanzato come soluzione, perhcé altriemnti oggi non avremmo caravaggio, modigliani ... anche se l'"arte degenera", infatti, ha rischiato parecchio di essere buttata ...
@ Flaminia, dici? Si dovrebbe tenere i magazzini pieni di porcherie nella speranza?
Un teorema che secondo me non funziona per il Contemporaneo.