Non vi è luogo, quando si immagina il fascino della nostra Puglia, che non riporti al mare… così giustifica il titolo della mostra Di un solo mare di tanti mari, a cura di Lia De Venere, il presidente della Commissione Cultura Pietro Centrone, promuovendola in un progetto culturale a 360° che Molfetta porta avanti ormai da tempo.
Mettendo a segno una mostra accessibile a tutti, gradevole e ben curata, 25 artisti di differenti generazioni vi descrivono un mare che, come nella più normale delle ipotesi, si rileva amico e spesso vittima dell’insipienza umana.
È il caso delle stampe lambda dall’artista viaggiatore Stefano Cagol, dedicate all’inquinamento chimico o dei notturni drammatici, eppure estremamente affascinanti, fotografati nel porto industriale di Piombino dall’alchimista Francesco Carone o del “naufragio” antiecologico e grottesco del plastificato omino di Paolo Consorti.
La volontà della curatrice di estendere la panoramica fuori dai confini italiani, in voga in
Più vicino ad un sentire “nostrano” il video della francese Nordine Sajot: la spiaggia, vista come un grande televisore da telecomandare è emblema della moderna ingordigia di immagini; situazione meno stimolante rispetto all’ironico e provocatorio video da performances, messa in scena durante lo sgombero del Teatro Polivalente Occupato di Bologna, dalla “sirena” di città Simona Spaggiari .
La corposa mostra rende anche omaggio agli artisti di casa, i molfettesi Ignazio Gadaleta,Gaetano Grillo,Paolo Lunanova, propone emergenti come Marta Valenti, Isabella Gherardi e Laura Palmieri, artisti d’impianto piacevolmente classico come Giuseppe Restano, Marco Porta , Rossella Petronelli , ma soprattutto merita di essere visitata per due opere di estrema raffinatezza: l’orizzonte sovrastato da una miriade di nubi regolari, protagonista del meticoloso b/n tracciato a grafite da Jolanda Spagno e la leggera installazione di Nicola Bolla di una coppia di meduse – eleganti ed infide regine del mare – in vetro soffiato, dal gusto minimale.
giusy caroppo
vista il 12 agosto 2004
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Come mai così buona la Caroppo?
Sarà mica entrata nella combricola delle comari di battesimo?
mitico beppe restano