Categorie: altrecittà

Resoconto: | Dublin Contemporary 2011

di - 14 Novembre 2011
Fondata dal dipartimento delle arti, della cultura e delle regioni di espressioni gaelica, quest’anno Dublin Contemporary ha proposto di dare a Dublino un ruolo di rilievo trasformandola in centro internazionale nel campo delle arti. Dublino, eletta “città della letteratura” ha rafforzato la sua immagine culturale proponendo una grande mostra in cui si sono alternate mostre, incontri, dibattiti e progetti speciali. Il tema dell’edizione 2011 “Terrible Beauty – Art, Crisis, Change and The Office of Non-Compliance”, per il cui titolo i curatori Christian Viveros-Faune e Jota Castro si sono ispirati a “Easter 1916”, poesia di William Butler Yeats, sottolineando la relazione tra i versi dell’autore scritti in un momento cruciale del ‘900 e la potenza nell’attuale e controversa realtà sociale, culturale ed economica del mondo, riflettendo sul potenziale dell’arte come forma di commento ai periodi e agli eventi di natura politica ed economica, proponendo principalmente lavori che presentano un marcato carattere politico e sociale.
Ramificata in diverse sedi, si parte dal sito principale, l’Earlsfort Terrace, edificio Vittoriano del XVIII secolo, in precedenza sede universitaria, che tra la serie di spazi inusuali messi a disposizione ha presentato mini-personali racchiudendo una varietà di pratiche e approcci artistici, tra opere commissionate insieme a lavori esistenti create da artisti emergenti e esponenti già affermati: un dialogo tra presente e passato.

Tra le proposte la titanica scultura di Thomas Hirschhorn, “Marine Wedding” una serie di scatti di Nina Berman che riprendono un veterano ferito nella guerra in Iraq, i nuovi video di Omer Fast e di Niamh O’Malley, nonché una scultura multimediale interattiva di Wang Du. L’italiano Alberto di Fabio ha presentato una serie di lavori inediti legati alla cosmologia e alla biologia, mentre David Zink Yi ha presentato il suo “calamaro gigante”. Ella Burke, James Deutsher e Miks Mitrevics, giovani emergenti, hanno presentato i loro nuovi lavori insieme a opere commissionate a esponenti affermati come Mounir Fatmi, Jorge Tacla e Corban Walker. Mentre tra gli esempi di arte collaborativa rientrano le opere di The Bruce High Quality Foundation, Claire Fontaine, Goldiechiari, Christine Molloy e Joe Lawlor e Superflex, mentre tra  le performance le nuove opere commissionate di Amanda Coogan e Teresa Margolles. Le opere presentate includono anche un’installazione di Jannis Kounellis, Panoramic nympheas del duo Goldiechiari, una nuova scultura commissionata al duo Vedovamazzei e una nuova installazione di Ludovica Carbotta. Rimanendo all’interno del complesso di Earlsfort Terrace sono stati coinvolti i giardini Iveagh Gardens e la luminosa struttura adiacente, e il The office of Non-compliance, che è stato dotato di strutture accessibili per permettere un dibattito sull’arte e il suo ruolo nella società. Andando in città l’edizione ha visto svolgersi diversi eventi collaterali come la Culture Night, un’intera notte di divertimenti con eventi e spettacoli gratuiti, il The Ulster Bank Dublin Theatre Festival dedicato al meglio della scena teatrale nazionale e internazionale e l’ABSOLUT Fringe, il più grande festival di arti varie in Irlanda. Infine le proposte delle quattro gallerie con nuove mostre presentate per quest’occasione.

La Dublin City Gallery The Hugh Lane, che vanta capolavori impressionisti e lo studio di Francis Bacon, ha messo in scena la retrospettiva del lavoro di Willie Doherty. Presso la The Douglas Hyde Gallery, Alice Neel  ha esposto una collezione di ritratti capaci di penetrare nella psicologia del visitatore. Nella National Gallery of Ireland sono stati esposti i lavori di una serie di artisti internazionali e una nuova opera commissionata Brian O’Doherty, noto per la sua arte concettuale e per i suoi influenti scritti sull’arte e le sue ideologie connesse. Infine nella Royal Hibernian Academy sono stati esposti i lavori della pittrice Lisa Yuskavage e una nuova opera commissionata di James Coleman.
a cura di tiziana leopizzi
foto in alto: Thomas Hirschhorn, The Green Coffin, 2006, wood, spray paint, polystyrene, hands made of synthetic resin and ceramic, watches, tape, prints, cardboard, fabric, chess, chessboards, crustaceans made of plastic, sculptures, photocopies, handbags, 359 x 1129 x 436 cm. Courtesy of the artist and Galleria Alfonso Artiaco. Photo credit: Renato Ghiazza
[exibart]

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