Il suo virtuosistico linguaggio delle “social sculptures”, dove «il compito dell’artista – dichiara Bolin – è quello di superarsi sempre, con il proprio lavoro», fonde scultura, body art, performance e fotografia, in camaleontiche mimetizzazioni messe in scena, nella serie Hiding in the city, tra Roma, Verona, Venezia, Pechino, New York, e Milano dove Teatro alla Scala n.1 gli è valsa il premio Aletti 2010 per la fotografia.
Punto focale della performance veronese è una parete della galleria quasi interamente occupata da una libreria modulare, stipata di libri d’arte che testimoniano un ideale deposito della cultura e del pensiero, vero “cibo per la mente” del corpo umano.
Con il lento incedere della mimetizzazione, a cui il pubblico è chiamato ad assistere, sin dall’inizio, ad ogni fase, prende forma quel laboratorio di tecnici e giovani aiutanti (tre studenti dell’Accademia di Bergamo) a metà strada tra un set cinematografico da teatro di posa e una bottega rinascimentale “in progress”.
Se da un lato i libri e la cultura sono parte fondante del nostro essere, dall’altro Bolin mette l’accento critico sul difficile rapporto tra l’uomo contemporaneo e la preponderante presenza di merci, in cui l’uomo rischia di perdere, oltre alla propria civiltà, anche la propria identità. Smaterializzandosi.
enrico padovani
mostra visitata il 28 aprile 2012
Liu Bolin – Live performance
Boxart Gallery
Via dei Mutilati 7/a (37122) Verona
Orario: da martedì a sabato, 10-12.30 / 15.30-19.30
Info: tel. +39 8000176 – info@boxartgallery.com – www.boxartgallery.com
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Bravo Enrico!
Ti faccio i miei complimenti.
Bell'articolo! :-)
Sei diventato un giornalista specializzato in arte?
Ciaoooooo
Giacomo