Categorie: altrecittà

resoconto | Liu Bolin | Verona, Boxart Gallery

di - 9 Maggio 2012
Il terzo incontro, nel giro di pochi anni, tra la galleria e l’artista cinese non è certo frutto del caso. Liu Bolin (Shandong, 1973), un ragazzotto dall’aria serafica e gentile cresciuto all’ombra della muraglia nell’era post-comunista, è il golden boy della Boxart.

Il suo virtuosistico linguaggio delle “social sculptures”, dove «il compito dell’artista – dichiara Bolin – è quello di superarsi sempre, con il proprio lavoro», fonde scultura, body art, performance e fotografia, in camaleontiche mimetizzazioni messe in scena, nella serie Hiding in the city, tra Roma, Verona, Venezia, Pechino, New York, e Milano dove Teatro alla Scala n.1 gli è valsa il premio Aletti 2010 per la fotografia.

Punto focale della performance veronese è una parete della galleria quasi interamente occupata da una libreria modulare, stipata di libri d’arte che testimoniano un ideale deposito della cultura e del pensiero, vero “cibo per la mente” del corpo umano.

Con il lento incedere della mimetizzazione, a cui il pubblico è chiamato ad assistere, sin dall’inizio, ad ogni fase, prende forma quel laboratorio di tecnici e giovani aiutanti (tre studenti dell’Accademia di Bergamo) a metà strada tra un set cinematografico da teatro di posa e una bottega rinascimentale “in progress”.

Alcuni indumenti, precedentemente dipinti, riproducono fedelmente i libri e le mensole in una pittura da trompe-l’oeil, e appena vengono indossati, la performance entra nel vivo. Liu Bolin, nella totale immobilità da scultura vivente, prende posizione davanti alla libreria, iniziando quel processo di mimetizzazione-immedesimazione che, inizialmente, riguarda solo il corpo. E con la pratica della “buona pittura” degli studenti, nel volgere di un’ora, le mani e il volto di Bolin gradualmente “scompaiono” sotto i continui ed estenuanti ritocchi unitamente alla ricerca ossessiva e meticolosa dell’allineamento tra parti dipinte e realtà. Colpisce, oltre alla sospensione metafisica del tempo, la ieratica staticità, quasi uno stato di trance, con cui l’artista pare fondersi con lo spazio circostante. Alla fine, quando il pathos tra il pubblico è salito, la mimetizzazione soggetto-oggetto di Liu Bolin trova il suo culmine. Tra applausi liberatori e flash, solo uno scatto finale restituirà l’illusione mimetica perfetta, fissandola nell’immagine fotografica a documentazione della performance.

Se da un lato i libri e la cultura sono parte fondante del nostro essere, dall’altro Bolin mette l’accento critico sul difficile rapporto tra l’uomo contemporaneo e la preponderante presenza di merci, in cui l’uomo rischia di perdere, oltre alla propria civiltà, anche la propria identità. Smaterializzandosi.

enrico padovani
mostra visitata il 28 aprile 2012

Liu Bolin Live performance

Boxart Gallery

Via dei Mutilati 7/a  (37122) Verona

Orario: da martedì a sabato, 10-12.30 / 15.30-19.30

Info: tel. +39 8000176 – info@boxartgallery.com – www.boxartgallery.com




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  • Bravo Enrico!
    Ti faccio i miei complimenti.
    Bell'articolo! :-)
    Sei diventato un giornalista specializzato in arte?
    Ciaoooooo

    Giacomo

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