Categorie: altrecittà

Tanti auguri David

di - 7 Settembre 2004

… Et egli quando ella [la statua del David] fu murata e finita la discoperse e veramente che quest’opera ha tolto il grido a tutte le statue moderne et antiche o greche o latine che fussero” (Giorgio Vasari). Era l’8 settembre 1504 quando Michelangelo Buonarroti (Caprese, 1475 – Roma 1564) rivelava agli occhi stupiti dei fiorentini raccolti in Piazza della Signoria il suo gigante di marmo. 
Il monumento gli era stato commissionato nel 1501 dall’Opera del Duomo che originariamente l’aveva destinato alla cattedrale fiorentina di Santa Maria del Fiore. David era un’immagine ricorrente nella cultura fiorentina del Rinascimento: l’eroe biblico che aveva combattuto contro il tiranno, armato solo di una fionda e della fede in Dio, era considerato il simbolo della libertà repubblicana. Ed era da poco che la Repubblica era stata restaurata a Firenze, dopo la cacciata di Piero dei Medici figlio di Lorenzo il Magnifico.
A Michelangelo fu affidato un enorme blocco di marmo che altri scultori prima di lui avevano cominciato a scolpire (Agostino di Duccio nel 1464 e Antonio Rossellino nel 1476). Tutti avevano abbandonato presto l’impresa lamentando la cattiva qualità del materiale. Michelangelo, appena ventiseienne, non si lasciò intimidire.
Nel gennaio del 1504, quando la statua era quasi finita, la repubblica fiorentina nominò una commissione della quale facevano parte numerosi artisti (tra i quali Leonardo da Vinci, Sandro Botticelli, Filippino Lippi e Pietro Perugino) per decidere dove collocare il David. Era decaduta, non sappiamo per quale motivo, l’ipotesi che la statua avrebbe ornato l’esterno della cattedrale. La commissione decise di porre l’enorme statua, il Gigante, come era chiamato il blocco di marmo nel quale Michelangelo l’aveva scolpita, in Piazza della Signoria di fronte al Palazzo Vecchio, nel cuore politico della città. Gli avrebbe fatto posto il gruppo scultoreo di Donatello raffigurante Giuditta e Oloferne. L’opera vi fu trasportata (dal cortile dell’Opera del Duomo dove Michelangelo in gran segreto l’aveva scolpita) nel maggio del 1504, all’interno di una struttura che ne impediva la vista.
Michelangelo la terminò sul posto, probabilmente ricoprendola con una sostanza protettiva che la riparasse. Forse in questa fase finale l’artista stese anche un sottile velo di doratura sulla cinghia della fionda che David ha in mano e che ricade sulla sua schiena e sul mezzo tronco al quale si appoggia la gamba destra.
Quando Michelangelo esattamente 500 anni fa lo mostrò ai fiorentini, il David splendeva del bianco abbagliante del marmo con raffinati tocchi dorati. Emula dello splendore bianco e oro delle statue crisoelefantine di epoca classica, che il Buonarroti aveva superato in bellezza e perfezione. “Alto sul piedistallo, di misure imponenti, quasi accecante nell’eburneo splendore, di una nudità mai fino ad allora rappresentata in scala così grande e con tanto realismo, il Gigante scolpito da un artista non ancora trentenne era fatto per stupire il mondo” (Paolucci).
L’immagine scolpita da Michelangelo è molto diversa dall’iconografia tradizionale. L’eroe è generalmente rappresentato nel momento successivo all’uccisione di Golia, ormai vittorioso e sereno, armato di spada o con la testa di Golia ai suoi piedi. Michelangelo sceglie un momento diverso, quello che precede la battaglia. Lo sguardo del David è intenso, deciso, concentrato. David è un uomo maturo, nell’espressione del suo volto sembra di poter scorgere la consapevolezza dell’importanza del proprio destino. Insomma non si tratta del giovane pastore di cui parla la Bibbia. “La figura scolpita dal Buonarroti rispecchia molto bene l’instabilità politica dell’epoca in cui fu creata: è quella di un eroe guardingo” (Radke) pronto a difendere la libertà della repubblica.
Il marmo perfettamente levigato, nel quale Michelangelo evidenzia tensione muscolare e perfezione anatomica, è al tempo stesso immagine di forza e di instabilità. La prima suggerita dalla immobile solidità della parte destra della statua, gamba e braccio perfettamente distesi, cui fa da contrappunto una più mobile parte sinistra “aperta e dinamica” (Heusinger).
E’ nel 1873 che la statua viene trasportata al coperto, nel museo dell’Accademia; nel 1910 di fronte a Palazzo Vecchio sarà sistemata una copia di Luigi Arighetti. Mentre è terminato nel maggio del 2004 un intervento di pulitura per rimuovere dalla superficie della statua polveri e patine che vi si erano depositate nel corso dei secoli.

antonella bicci

[exibart]

Visualizza commenti

  • Auguriamo a David di continuare a vivere per almeno altri cinquecento anni. Il grande capolavoro michelangiolesco si propone, ancora oggi, come il simbolo della libertà e dell'arte di tutti i tempi. David è l'eroe della libertà contro l'ingiustizia, l'arroganza e l'ignoranza. L'arte è uno strumento straordinario di libertà della coscienza. Speriamo che anche i politici capiscano il messaggio contenuto nel colosso fiorentino. Gerardo Pecci, Storico dell'arte.

  • ricordo sempre quando a 15 anni vidi questa statua-capolavoro per la prima volta! e con essa i prigioni..ancora oggi mi viene la pelle d'oca..l'emozione fu straordinaria..mille sensazioni..uomo complesso dal fascino sublime..
    roberto

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