Percorso espositivo permanente calchi di Pompei
Il 12 marzo 2026 il Parco archeologico di Pompei aprirà al pubblico un nuovo allestimento permanente, nella Palestra Grande, dedicato ai calchi delle vittime dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.. Per la prima volta questi celebri reperti vengono presentati all’interno di un percorso museale pensato per raccontarne l’origine, la storia scientifica e il contesto umano, restituendo con rigore e rispetto la memoria di una delle tragedie più note dell’antichità .
L’eruzione che distrusse Pompei e le città vesuviane fu un evento improvviso e devastante. Dopo una prima fase caratterizzata dalla caduta di pomici e lapilli, una nube ardente di cenere e gas. la cosiddetta corrente piroclastica, investì la città , causando la morte di migliaia di persone. I corpi degli abitanti furono rapidamente ricoperti dal materiale vulcanico che, solidificandosi, conservò l’impronta delle loro forme.
Con il passare dei secoli, i corpi e i materiali organici si decomposero, lasciando cavità all’interno della cenere indurita. Nel 1863 l’archeologo Giuseppe Fiorelli ebbe l’intuizione di riempire questi vuoti con gesso liquido, permettendo di restituire la forma originaria delle vittime. Una volta rimossa la cenere circostante, emersero figure umane sorprendentemente dettagliate: uomini, donne e bambini colti nell’ultimo istante della loro vita. Non si tratta di statue o di “oggetti” ma di impronte dirette di persone reali, con le ossa spesso ancora presenti all’interno dei calchi.
Il nuovo allestimento a Pompei si propone di affrontare questa testimonianza con un approccio scientifico e al tempo stesso etico: i calchi, spesso interpretati in passato come immagini spettacolari della tragedia, vengono presentati come tracce di vite interrotte, parte di una memoria collettiva che richiede rispetto e consapevolezza.
Il percorso riunisce per la prima volta un gruppo significativo di questi reperti: 22 calchi selezionati tra quelli meglio conservati e più leggibili. Le vittime provengono da contesti diversi della città , dalle domus situate nelle aree interne fino alle strade e alle porte urbane, lungo le quali molti abitanti tentarono invano di fuggire. Nel complesso, dall’Ottocento a oggi, a Pompei sono stati realizzati circa un centinaio di calchi, molti dei quali sono ancora esposti nei luoghi originali del ritrovamento.
L’esposizione si sviluppa nei portici settentrionale e meridionale della Palestra Grande, il grande edificio quadrato situato di fronte all’Anfiteatro e un tempo destinato alla formazione fisica dei giovani cittadini. La sezione iniziale è dedicata alla vulcanologia e alla dinamica dell’eruzione, illustrata attraverso apparati didattici, un video esplicativo e una ricostruzione della colonna di lapilli e cenere che seppellì la città , alta circa quattro metri.
Segue una sezione dedicata al rapporto tra gli abitanti di Pompei e l’ambiente naturale, con reperti organici eccezionalmente conservati che documentano piante, animali e risorse utilizzate nella vita quotidiana. Questa parte è accompagnata da un apparato iconografico che riproduce immagini di flora e fauna tratte dagli affreschi pompeiani, tra cui quelli recentemente scoperti nella cosiddetta casa del Tiaso.
Il nucleo centrale dell’allestimento è però dedicato ai resti umani. Proprio per la delicatezza del tema, questa sezione non è immediatamente visibile: l’ingresso è preceduto da elementi divisori che avvisano il visitatore della natura dei reperti esposti, lasciando a ciascuno la libertà di scegliere se proseguire o meno nella visita.
La scelta museografica punta a evitare qualsiasi spettacolarizzazione. L’apparato grafico riduce al minimo colori e decorazioni, privilegiando testi essenziali e fotografie d’archivio che documentano i momenti degli scavi e del restauro. Il racconto è accompagnato da contenuti multimediali che spiegano l’evoluzione della tecnica dei calchi e mostrano, attraverso immagini ottenute con TAC, la struttura interna di alcuni esemplari.
Tra i materiali audiovisivi sono presenti anche documenti storici, come un’intervista all’archeologo Amedeo Maiuri sui celebri calchi dell’Orto dei Fuggiaschi, oltre a un frammento del film Viaggio in Italia di Roberto Rossellini, che restituisce la forte impressione emotiva che questi reperti hanno suscitato nel pubblico fin dalla metà del Novecento.
Il direttore del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, ha definito il progetto di allestimento «La più grande sfida museologica affrontata finora», sottolineando come l’obiettivo fosse trovare un linguaggio capace di unire la dimensione scientifica alla sensibilità umana: «I calchi delle vittime non sono reperti e non sono opere d’arte – ha osservato il direttore – Sono testimonianze della nostra fragilità e della nostra vulnerabilità ».
Particolare attenzione è stata riservata anche all’accessibilità . Il percorso include contenuti audio, video in lingua dei segni, strumenti di comunicazione aumentata e due sezioni tattili con modelli tridimensionali dei reperti accompagnati da testi in braille, per consentire una fruizione il più possibile inclusiva.
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