Alcune sezioni di una splendida pavimentazione a mosaico, appartenente e a una domus di epoca romana, sono emerse da scavi archeologici condotti sotto le vigne di Negrar di Valpolicella, comune in provincia di Verona. «Dopo innumerevoli decenni di tentativi falliti, finalmente è stata riportata alla luce parte della pavimentazione e delle fondamenta della villa romana ubicata a nord del capoluogo, scoperta dagli studiosi oltre un secolo fa», si legge in una nota del Comune di Negrar di Valpolicella. Le prime scoperte, infatti, risalgono agli anni ’20 del Novecento ma non fu mai avviato un progetto sistematico. L’ultima campagna di scavo, condotta dall’archeologo Gianni de Zuccato con i tecnici della Soprintendenza di Verona, ha effettuato un carotaggio mirato del suolo, riuscendo finalmente a identificare la posizione degli altri manufatti sepolti sotto diversi metri di terra. Ora l’obiettivo è calcolare l’esatta estensione della domus.
Abitata già in epoca preistorica, nell’area di Negrar, a partire dal V secolo a.C., si stanziò la popolazione degli Arusnati. Intorno al II secolo, la zona fu conquistata da romani, che vi edificarono numerose residenze di campagna, destinate alla villeggiatura delle famiglie patrizie veronesi. In località Novare vi è anche un acquedotto romano, scoperto alla fine del XIX secolo, che convogliava l’acqua del torrente Roselle fino a raggiungere la città di Verona.
Iniziata nell’estate del 2019 e bloccata a causa dell’emergenza Covid-19, la campagna di scavo è ripresa da una settimana e gli archeologi hanno potuto mostrare già i primi risultati, confermando quanto, in effetti, già era noto da più di un secolo. I pavimenti a mosaico portati alla luce sembrano in ottime condizioni e presentano luminose e complesse decorazioni geometriche e floreali.
Ma a emergere anche le fondamenta della domus, che saranno utili per tracciarne la planimetria ed effettuare scavi precisi, rispettando anche le coltivazioni tipiche di Negrar di Valpolicella. «La Soprintendenza si raccorderà con i proprietari dell’area e con il Comune per individuare le modalità più adeguate per rendere disponibile e visitabile questo tesoro archeologico nascosto da sempre sotto i nostri piedi», continua la nota diffusa dal Comune. Adesso si dovrà capire come procedere: «Il risultato non arriverà a breve e occorreranno risorse rilevanti. Ma è importante, finalmente, tracciare la strada».
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