Categorie: Archeologia

In Grecia, il colossale Palazzo di Alessandro Magno riapre al pubblico

di - 11 Gennaio 2024

Dopo 16 anni di lavori e circa 20 milioni di euro spesi, ha riaperto in Grecia il Palazzo di Fillppo II, padre di Alessandro il Grande, situato nell’antica Ege, la prima capitale della Macedonia e oggi nel territorio di Verghina, frazione del comune di Veria. I lavori, promossi dal Ministero della Cultura greco anche con il supporto di fondi europei, erano in corso dal 2007, nell’ambito di un ampio progetto di consolidamento, manutenzione, restauro e promozione. Gli interventi, condotti nel rispetto filologico della struttura, hanno interessato in particolare il grande peristilio, il propileo, le arcate della facciata, le volte murali e i mosaici che ornano gli ambienti destinati a ospitare i sontuosi banchetti organizzati dai re macedoni. Gli sforzi si sono concentrati anche sulla documentazione e l’archiviazione dei manufatti ritrovati sul sito.

Il Primo ministro della Grecia, il conservatore Kyriakos Mitsotakis, era presente alla cerimonia di riapertura del Palazzo di Aigai, venerdì scorso, insieme ad Angeliki Kottaridi, l’archeologa che ha guidato i lavori di restauro e ha ideato il nuovo museo di Ege. «È il luogo nel quale Alessandro il Grande fu incoronato, subito dopo l’assassinio del padre, per iniziare la sua gloriosa campagna», ha dichiarato Mitsotakis alla BBC. «L’importanza di un monumento del genere trascende i confini locali, diventando proprietà di tutta l’umanità. E noi, come custodi di questo prezioso patrimonio culturale, dobbiamo proteggerlo, valorizzarlo, promuoverlo e, allo stesso tempo, espandere gli orizzonti rivelati da ogni nuova sfaccettatura», ha continuato il Primo ministro.

Il Palazzo di Ege, AP Photo/Giannis Papanikos

«L’obiettivo del progetto di Aigai è stato, fin dall’inizio, il restauro sistematico e universale e la promozione dell’estesissimo sito archeologico per trasformarlo in un enorme parco archeologico, con infrastrutture e servizi moderni e di alta qualità», spiegava, alcuni mesi fa, la ministra della cultura, Lina Mendoni, sempre in prima linea anche nell’annosa questione della restituzione dei Marmi del Partenone. «L’obiettivo è quello di offrire ai visitatori una conoscenza e un’esperienza completa e integrata della storia della città di Aigai, dei suoi re e della Macedonia in generale».

Inserito, insieme alla vicina necropoli, nella lista del Patrimonio culturale dell’umanità dell’UNESCO, il Palazzo fatto costruire da Filippo II 2300 anni fa si estende su un’area di circa 15.500 metri quadrati ed era uno dei più grandi e fastosi dell’epoca, con le sue ricchissime decorazioni a mosaico, in parte pervenuteci e ripristinate dai restauri. Grazie anche alla potenza dell’Impero macedone, supportata dalle avventurose conquiste di Alessandro Magno, la sua architettura diventò un canone, fino alla sua distruzione da parte dei romani nel 148 avanti Cristo. Considerato dal grande studioso Wolfram Hoepfner come il “Partenone della Macedonia”, i suoi resti vennero alla luce nel 1855 e negli anni Cinquanta del Novecento l’archeologo Manolis Andronikos scoprì nei pressi le tombe reali della dinastia macedone, compresa la presunta sepoltura di Filippo II. Invece, la tomba di Alessandro Magno, morto mentre si trovava a Babilonia dopo essere tornato dalle sue campagne di espansione in Battriana fino all’Indo, dovrebbe trovarsi ad Alessandria d’Egitto.

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