La rappresentazione del gladiatore che affronta belve feroci nell’arena è tra le più iconiche dell’immaginario sull’antica Roma: una scena scolpita nella pietra, immortalata nei mosaici e ripresa anche da film famosissimi anche se non sempre storicamente accurati. Ma se la letteratura e l’arte abbondano di testimonianze sui venationes, i combattimenti tra uomini e animali, l’archeologia non aveva mai trovato una prova fisica che confermasse la veridicità di questi duelli all’ultimo sangue, almeno fino a oggi. A colmare questa lacuna arriva ora una scoperta sorprendente dal nord dell’Inghilterra, dove il corpo martoriato di un gladiatore, probabilmente sbranato da un leone, apre anche una nuova luce alla diffusione dei giochi gladiatori ben oltre i confini dell’Urbe.
Il ritrovamento in realtà risale al 2004, quando, durante dei lavori domestici in una casa privata, fu ritrovato un intero cimitero romano nei pressi di Driffield Terrace, nella città di York, l’antica Eboracum. 80 scheletri, per lo più maschili, robusti, segnati da ferite guarite e traumi cranici tipici di scontri violenti. Inizialmente si pensò a soldati o schiavi ma l’analisi dettagliata rivelò sorprendenti affinità con una celebre necropoli gladiatoria scoperta a Efeso, in Turchia.
L’attenzione degli studiosi si è concentrata in particolare su un individuo, identificato come 6DT19. Sulle ossa del bacino presentava delle perforazioni anomale, simili a morsi. A condurre l’indagine è stato il team di Tim Thompson, antropologo forense alla Maynooth University in Irlanda, che ha utilizzato una metodologia inedita: ha confrontato le tracce ossee con modelli 3D di morsi di animali carnivori realizzati grazie alla collaborazione con alcuni zoo britannici.
Il responso non ha lasciato dubbi: a colpire l’uomo fu un leone. Nessuna delle lesioni risultava cicatrizzata, segno che l’attacco fu fatale. E così, in 6DT19 prende forma la figura del Bestiarius, il gladiatore destinato a combattere contro fiere esotiche. Un uomo tra i 26 e i 35 anni, probabilmente uno schiavo, che aveva conosciuto la fame da bambino, trasportato pesi enormi, sopportato dolori alla schiena e, infine, trovato la morte nell’arena.
Ma le implicazioni della scoperta, pubblicata sulla rivista scientifica PLOS One, vanno ben oltre la pur drammatica storia individuale. «Abbiamo sempre immaginato questi spettacoli nei fasti del Colosseo”, spiega Malin Holst, osteoarcheologa dell’Università di York. «Ma ora sappiamo che i giochi gladiatori con le belve si svolgevano anche nelle province, nelle periferie dell’Impero. Non abbiamo ancora trovato l’anfiteatro di Eboracum, ma la sua esistenza diventa ogni giorno più plausibile».
La presenza di un leone nella Britannia del III secolo d.C. racconta anche un’altra vicenda: quella dell’incredibile logistica dell’Impero romano, capace di trasportare animali esotici per migliaia di chilometri al solo scopo di intrattenere le masse e ribadire, con violenza rituale, la superiorità di Roma sul mondo naturale e umano.
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