Schola degli Araldi, Schola Praeconum, Crediti Simona Murrone, Parco archeologico del Colosseo, Roma, 2025
La Schola degli Araldi, uno dei siti archeologici più affascinanti nel cuore dell’antica Roma, ha riaperto al pubblico dopo otto mesi di restauri, realizzati grazie ai fondi del PNRR, nell’ambito della Missione 1 dedicata alla Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura e Turismo. Si tratta del primo intervento completato all’interno del più ampio piano di valorizzazione del Parco archeologico del Colosseo.
«La riapertura della Schola degli araldi costituisce il primo traguardo, terminato nei tempi previsti», ha commentato Alfonsina Russo, Direttrice del Parco del Colosseo. «Il cantiere, che ha unito archeologia, restauro, valorizzazione illuminotecnica e accessibilità, rappresenta un modello di ricerca e progettazione interdisciplinare, in cui le indagini archeologiche hanno fornito nuovi dati per la comprensione del sito, mentre il restauro ha disvelato colori perduti e l’accessibilità per tutti consente di vedere e toccare il mosaico che ha dato il nome all’edificio».
La Schola degli Araldi, risalente al III-VI secolo d.C., rappresenta un nodo cruciale nella topografia romana, fungendo da punto di collegamento tra il Palatino e il Circo Massimo. I lavori, che hanno richiesto un investimento di 500mila euro, sono stati curati con un approccio interdisciplinare che ha visto coinvolti archeologi, restauratori e illuminotecnici, e sono culminati nella creazione di un percorso di visita accessibile, che permette di esplorare in dettaglio la straordinaria decorazione pittorica e musiva della sala ipogea.
Il restauro ha restituito alla Schola una nuova vita, riportando alla luce dettagli sorprendenti come il mosaico a tessere bianche e nere che raffigura una processione solenne di araldi, i praecones – da cui il nome latino Schola Praeconum – figure fondamentali nell’ambito delle cerimonie pubbliche romane. Le figure, vestite con tuniche corte e calzari, reggono il caduceo, simbolo di Mercurio, divinità araldica per eccellenza. Questo mosaico, unico nel suo genere, è stato reso ancora più visibile grazie all’intervento di iGuzzini, che ha progettato un’illuminazione sofisticata, in grado di esaltare ogni dettaglio dell’ambiente e dell’intero contesto paesaggistico, rendendo visibile il sito anche dalla vicina via dei Cerchi.
«La riapertura della Schola al pubblico, con percorsi didattici accompaganti la domenica e il lunedì, avvia un percorso di riqualificazione del fronte del Palatino rivolto verso il Circo Massimo, che vedrà ulteriori riaperture e nuovi ingressi entro il 2026», ha aggiunto Alfonsina Russo.
Le ricerche condotte nel sito, tra cui indagini fotogrammetriche 3D e scavi archeologici, hanno rivelato la continuità d’uso della Schola fino al V secolo, periodo che segna il declino della Roma imperiale. I resti archeologici rinvenuti raccontano storie di diverse epoche, dall’edificazione della struttura sotto i Severi al suo uso durante il regno di Massenzio e oltre, fino agli interventi di ristrutturazione e abbandono causati da eventi sismici. I nuovi percorsi di visita, che conducono alla sala mosaicata attraverso una nuova rampa d’accesso, permettono di ammirare questi straordinari reperti con una prospettiva inedita. L’intervento è stavo volto anche al miglioramento dell’accessibilità, con una mappa tattile e la possibilità di fruire dei contenuti in braille, rendendo la storia visibile e “toccabile” da tutti.
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