Frammento di vaso con maschera teatrale in rilievo, Ministero della Cultura della Grecia
A Paros, un team di archeologi ha recentemente riportato alla luce un’officina di scultura risalente all’età ellenistica. La scoperta, annunciata dal Ministero della Cultura della Grecia, potrebbe svelare un aspetto importante di quest’isola nel Mar Egeo, una delle più grandi delle Cicladi, già celebre per il suo marmo pregiato. Paros, infatti, non era solo una cava a cielo aperto del Pario, il marmo bianchissimo e traslucido che ha dato forma a capolavori senza tempo, come la Venere di Milo e la Nike di Samotracia, oltre a innumerevoli frontoni e fregi dei templi classici. Era anche un luogo di produzione artistica, un laboratorio culturale in cui si scolpivano, letteralmente, le forme della bellezza greca.
Il ritrovamento del laboratorio di scultura è avvenuto presso il sito di Floga, nei pressi di Parikia, l’attuale capoluogo di Paros. Qui, sotto la direzione della Società Archeologica delle Cicladi e della sua responsabile Sofia Detoratou, è emerso un complesso sistema produttivo: statue non finite, in gran parte raffiguranti Afrodite, teste femminili in argilla, stampi, sigilli e, soprattutto, una stratificazione compatta di polvere e frammenti marmorei, segno tangibile di una produzione intensiva. Si tratta di un raro esempio di officina scultorea ellenistica ancora leggibile, che permette di osservare il dietro le quinte di un’arte, per forza di cose, considerata spesso solo nei suoi esiti finali e più sublimi.
Le prime tracce di insediamento nell’area risalgono alla fine del V secolo a.C., come testimoniano frammenti di vasellame domestico. Ma è verso la fine del III secolo a.C. che il sito sembra trasformarsi in un centro produttivo specializzato. La scultura, dunque, si insedia nella vita quotidiana: l’arte non è solo decorazione dei templi, ma attività economica, identità materiale, forza trasformativa del paesaggio umano.
Paros è protagonista anche di un importante avvenimento storico: dopo la vittoria ateniese nella battaglia di Maratona, Milziade, l’eroe del conflitto, fu incaricato di guidare una nuova spedizione militare contro l’isola. L’operazione, però, si concluse con un fallimento: l’assedio non riuscì e Milziade riportò gravi ferite. Al suo ritorno ad Atene, il comandante fu accusato di aver agito con intenti ingannevoli nei confronti della polis e fu processato. Ritenuto colpevole, venne condannato a pagare una pesante multa. Morì poco dopo, a causa della gangrena provocata dalle ferite. Secoli più tardi, tra il XV e il XVI secolo, Paros passò sotto il controllo della potente famiglia veneziana dei Venier.
La ricerca archeologica nel sito ha avuto un impulso forte nel 2008, mentre dal 2013 lo scavo ha assunto un carattere sistematico. Le nuove ricerche hanno portato alla luce nuovi resti architettonici, alcuni dei quali si fondano su strutture precedenti, un fatto che documenta l’uso prolungato dello spazio. La scoperta arricchisce la conoscenza dell’arte greca nella fase cruciale del suo farsi e ci fa ripensare il ruolo delle isole dell’Egeo come centri autonomi di produzione estetica, anche al di là del ruolo egemone di Atene.
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