Pompei, veduta della mostra, National Museum of Australia. Foto: Martin Ollman / National Museum of Australia
Il National Museum of Australia di Canberra ospita una mostra che riporta in vita l’antica città di Pompei, congelata nel tempo dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. L’esposizione offre ai visitatori un’immersione multisensoriale nella vita quotidiana della città romana prima e – per i più coraggiosi – anche durante la catastrofe. Realizzata in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei, il Grand Palais di Parigi e Gedeon Experiences, la mostra rappresenta un esempio di cooperazione tra istituzioni per la divulgazione del patrimonio culturale, mettendo in dialogo tecnologie immersive e reperti storici.
«Vogliamo offrire un’esperienza educativa unica, simile a quella degli scavi, dove si cammina tra le strade e gli edifici della città antica», ha dichiarato Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico di Pompei. Non solo conoscenza ma anche empatia, dunque, come spiegato da Lily Withycombe, curatrice del museo: «I visitatori se ne andranno con un legame più profondo con la gente di Pompei e con la città che chiamavano casa, nonostante i 2mila anni che ci separano». L’obiettivo è trasmettere non solo il dramma della distruzione, ma anche l’intima connessione con la vita e le emozioni degli abitanti di Pompei.
Visitabile fino al 4 maggio 2025, la mostra combina proiezioni digitali, sound design e realtà virtuale per ricreare l’atmosfera di Pompei. Al centro dell’allestimento si trova una spettacolare ricostruzione del viale principale della città , che conduce direttamente a un modello del Vesuvio. Lungo il percorso, i visitatori potranno esplorare quattro case romane riprodotte nei minimi dettagli, arricchite da oggetti di uso quotidiano recuperati durante gli scavi archeologici, molti dei quali esposti per la prima volta in Australia.
Tra i 90 reperti provenienti dal Parco archeologico di Pompei in Italia ed esposti al National Museum, spiccano una situla, un elegante contenitore per liquidi, una statuetta di Venere, simbolo dell’amore e della bellezza, e una lampada a olio che illuminava le case e le strade della fiorente Pompei. A questi si aggiunge un set di dadi usati per giocare al taberna, un antenato del backgammon e un anello di C. Iulius Philippus, un tempo utilizzato dal proprietario per sigillare documenti riservati. Ma anche una piccola pagnotta di pane, un esempio di panis quadratus, carbonizzata dalla forza dell’esplosione vulcanica e simbolo inquietante di vita interrotta. In mostra anche pitture murali, sia proiettate che originali, come una scena di giardino proveniente dalla Casa del Bracciale d’Oro. Questi oggetti rituali di grande raffinatezza ma anche di uso quotidiano raccontano la vita di una città romana al culmine della sua prosperità .
A integrare il percorso, una serie di proiezioni immersive che ricreano l’eruzione del Vesuvio con effetti sonori e visivi di grande impatto. Sebbene suggestive, queste ricostruzioni sono accompagnate da avvertenze per i visitatori più sensibili, poiché i rumori intensi e le luci lampeggianti possono risultare disturbanti. «Si sentirà l’eruzione prima di vederla. Un profondo brontolio farà sapere che il Vesuvio sta per eruttare. Un grande schermo raffigurante il vulcano sembrerà emettere onde di cenere che si muoveranno rapidamente lungo gli schermi su entrambi i lati. Piogge di roccia vulcanica riempiranno gli schermi e la galleria si oscurerà », così descrivono l’esperienza dal museo.
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la collaborazione risulta sempre VINCENTE-complimenti a tutti
nel caso di POMPEI ricordo la Mostra di Pechino 2007 al Museo del Terzo Millenium
fui invitata dalla Direttrice del MUSEO a spiegare agli studenti cinesi la Storia di POMPEI
anche allora fui stupita di vedere tanti bambini delle primarie scuole in visita alcune ricostruzioni
non spaventavano i bambini cinesi
non ho mai visto in ITALIA niente di simile
un MUSEO per BAMBINI dove le GRANDI CiviltĂ Educano alla PACE
GRAZIE !!! cara ROSA DALMIGLIO,
mi auguro che in Italia si pensi a realizzare non in un lontano futuro
"un MUSEO per BAMBINI dove le GRANDI CiviltĂ Educano alla PACE
p.s. purtroppo non nutro grandi speranze , non si apprendono le lezioni del passato e si continua a credere di risolvere le differenze con la guerra.
Ascoltiamo il pensiero di pace di Gustavo Zagrebelsky.