Categorie: Archeologia

Un team di archeologi al lavoro nel Mediterraneo, sulla rotta della morte

di - 31 Agosto 2022

Un team internazionale di scienziati, archeologi e ricercatori, è al lavoro in uno dei siti archeologici più ricchi di testimonianze al mondo ma anche tra i più misteriosi. A fine agosto 2022, l’Unesco ha lanciato una spedizione subacquea nel Mar Mediterraneo, tra le coste della Sicilia e della Tunisia, lungo una delle rotte marittime più battute al mondo, dall’antichità fino ai giorni nostri. In particolare, i ricercatori sono all’opera nell’area conosciuta come “Banco di Skerki”, una formazione rocciosa sottomarina che si trova nel Canale di Sicilia, in acque internazionali, e che un tempo rappresentava un grande pericolo per le imbarcazioni, che spesso vi facevano naufragio. Il banco, infatti, risale da 200 metri di profondità fino ad appena 30 centimetri, in un punto segnato sulle carte come Scoglio Keith.

Nell’antichità, si trovava sulla rotta diretta tra Roma e Cartagine, quindi la sua importanza strategica doveva risultare fondamentale. Ma anche nei tempi più recenti, l’area è diventata tristemente famosa come “rotta della morte” per le navi tedesche e italiane che rifornivano le truppe in Africa Settentrionale, in particolare dopo la ritirata da El Alamein. Lo scontro più celebre prende il nome proprio dal banco, noto come “Battaglia del banco di Skerki”.

Il team è a bordo della nave da ricerca archeologica di 46 metri “Alfred Merlin”, che prende il nome dall’archeologo francese considerato il fondatore dell’archeologia sottomarina. Fu lui a guidare il primo scavo subacqueo al mondo, nel 1907, quando riportò in superficie alcuni oggetti risalenti al I secolo aC, tra cui il famoso Dioniso in bronzo di Ermete, firmato dallo scultore Boeto. Dopo il suo viaggio iniziale intorno alla costa siciliana, la Merlin, che appartiene al Dipartimento francese per la ricerca archeologica marina e che rappresenta una assoluta eccellenza tecnologica nel settore, dovrebbe attraccare a Biserta, in Tunisia, i primi giorni di settembre.

L’importanza della missione non è “solo” archeologica ma anche metodologica: «Questa missione costituisce un passo importante in un progetto di cooperazione iniziato già nel 2018, quando otto Paesi – Algeria, Croazia, Egitto, Francia, Italia, Marocco, Spagna e Tunisia – hanno deciso di tutelare insieme quello che ritengono essere patrimonio culturale sottomarino condiviso nel Mediterraneo», ha dichiarato la coordinatrice dell’Unesco, Alison Faynot. «Tutti gli otto Paesi hanno ratificato la Convenzione Unesco del 2001 sulla protezione del patrimonio culturale sottomarino». Obiettivo della missione, infatti, non è tanto il recupero quanto un’indagine: «L’idea è provare a fare un inventario dei relitti che potrebbero essere lì», ha spiegato Michel L’Hour, rappresentante francese della spedizione.

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