Categorie: Architettura

architettura_editoriale | Libera. Architettura coerente

di - 27 Febbraio 2003

Nell’ambiente culturale della dittatura fascista, c’è chi, come Portaluppi, preferisce ancorarsi ad un linguaggio sicuro perché sperimentato, quello di gusto neoclassico ottocentesco, chi, come Piacentini, si affida alla comunicativa di potere dell’architettura monumentale, sperando in un’identificazione di questa con il messaggio del duce, chi, invece, come Libera, Michelucci, Terragni, Rava ed altri ancora sentono l’esigenza di un linguaggio nuovo, consapevole delle novità d’oltralpe, e che risponda anche al tentativo di fornire una risposta italiana creativa ed autonoma. Per questi ultimi il percorso sarà più impervio e faticoso, ma intellettualmente più denso di significati.
L’episodio della seconda mostra di architettura razionale (1931) è significativo in tal senso: i giovani modernisti organizzati nel MIAR, Movimento Italiano per l’Architettura Razionale, sostengono, nel Rapporto a Mussolini sull’architettura, come la soluzione da loro proposta, in quanto moderna, combacia con gli obiettivi rivoluzionari del regime fascista. Ma su di loro ha la meglio il Raggruppamento Architetti Moderni Italiani che condanna sia l’eclettismo sia “le tendenze che vogliono fare completa astrazione della magnifica esperienza e delle nostre glorie architettoniche passate (…)” (Zevi B., Storia dell’architettura moderna, Torino, 1950).
Libera farà parte del Gruppo 7, che attraverso una serie di articoli pubblicati sulla rivista “Rassegna Italiana” renderà note le proprie posizioni moderniste e d’avanguardia.
È presente al Weissnhof di Stoccarda, dove espone il progetto per un “Organismo di rapido sfollamento per un sistema sovrapposto di platee”. Come lui stesso ricorda: “(…) Nel 1927, quando ero al terzo anno della scuola di architettura, insieme a Ridolfi ed alcuni altri, forse ero anch’io lo spirito più vivo, perché avevo viaggiato e conoscevo molto bene la Germania, l’architettura moderna di allora: qualcosa di molto urgente ci animava e stimolava a conoscere e a sperimenrtare.” (Libera A., La mia esperienza di architetto, in La Casa, n. 6, 1959).
Inoltre nell’archivio di Libera è stata trovata una cartolina relativa all’interno della casa di Le Corbusier al Weissnhof con il quadro di Baumeister, segno del particolare interesse dell’architetto per entrambi i maestri.
Adalberto Libera è stato quindi più che incline alle teorie promosse dalla nuova architettura. Ma in Italia c’era la dittatura fascista e i suoi interventi furono spesso schiacciati dalla pressa nichilista del regime.
L’influenza di Mendelshon, l’interesse per i risultati delle avanguardie russe, l’attenzione alle questioni sociali, la volontà di dichiarare nei propri progetti la dinamica della struttura e la sua funzione, tema tutto modernista, del quale è icona la Fabbrica van Nelle a Rotterdam, di Brinkmann e van der Vlugt (1930), sono tutte conferme dell’apertura di Libera ai nuovi voli dell’architettura, altrove già intrapresi.
Libera insegnò composizione architettonica dal 1953 al 1962. Un periodo nel quale gli intellettuali, tutti, di qualsiasi formazione, cercheranno spiegazioni circa una situazione italiana che si andava via via corrompendo, che lasciava spazio alla cupidigia dei protagonisti della “Speculazione edilizia” (1957) di Calvino e non solo.
Libera rispose ai dubbi e al disorientamento dei suoi allievi insegnando loro a sostenere l’autonomia delle proprie idee, la coerenza e la consapevolezza delle responsabilità morali della professione. Ricorda Argan: “(…) Come sempre, si è imposto di fare null’altro che il proprio dovere, ma di farlo interamente e bene. Vi sono momenti, generalmente di crisi morale profonda, nei quali fare tutto e soltanto il proprio dovere è già una presa di posizione, una condotta politica: in questo senso va considerata la coerenza professionale, ineccepibile, nei trent’anni della sua attività di architetto.” (Argan G.C., Libera, Editalia, Roma, 1975).

articoli correlati
Architetti Italiani 1930 – 1990
Città, architettura, edilizia pubblica. Il Piano INA Casa 1949-1963
Luigi Moretti
La mostra sul lavoro di Libera nel Dopoguerra a Cagliari

francesca oddo

[exibart]

Articoli recenti

  • Cinema

WikiFlix: è nata la piattaforma gratuita che riporta in vita il cinema di dominio pubblico

Oltre 4mila film senza abbonamento né registrazione: la nuova piattaforma WikiFlix aggrega titoli di pubblico dominio e li rende accessibili…

12 Febbraio 2026 15:18
  • Arte antica

Tintoretto restaurato: un ciclo frammentato si ricompone alle Gallerie dell’Accademia

Le Gallerie dell’Accademia di Venezia presentano, finalmente riunito, uno dei cicli meno visti della pittura veneziana del Cinquecento: quello delle…

12 Febbraio 2026 13:30
  • Mostre

Tra sogno e magia, da Dalí a Ontani: il Surrealismo in mostra a Mondovì

Negli spazi dell’Ex Chiesa di Santo Stefano, a Mondovì, una mostra riunisce le opere dei maestri del Surrealismo, dai primi…

12 Febbraio 2026 12:40
  • Arte contemporanea

Come dare luce a un’opera impossibile: Antonello Ghezzi al Museo Lercaro

Al Museo Lercaro di Bologna, il duo Antonello Ghezzi racconta la nascita di un’opera impossibile: dal fallimento di un progetto…

12 Febbraio 2026 11:30
  • Mercato

Louis Fratino entra nella scuderia di David Zwirner

Il pittore newyorkese si unisce alla mega-galleria di Zwirner, presto lo vedremo in fiera a Frieze Los Angeles e in…

12 Febbraio 2026 11:24
  • Mostre

Al SAC di Livorno, la pittura come processo: quattro artisti a confronto

Al SAC - Spazio Arte Contemporanea di Livorno, il primo capitolo di una serie espositiva pensata come laboratorio aperto sulla…

12 Febbraio 2026 10:30