Furono gli anni del fermento artistico, della creatività fatta politica, del personale che diveniva sociale, della liberazione da ogni schema, in tutte le discipline e soprattutto in architettura. Erano i fatidici anni ‘60 e a Firenze andava delineandosi la condizione dell’Architettura radicale.
Tra il 1965 e il 1975, un folto drappello di giovani architetti, ricercatori e critici rifondarono la teoria, il linguaggio e gli obiettivi dell’architettura, attingendo a discipline diverse, in una miscellanea di costrutti e contaminazioni.
Con Archizoom, Superstudio, Ufo e Gianni Pettena, la Galleria Il Ponte inaugura un percorso di riesame del lavoro di quelle avanguardie che hanno lasciato un segno indelebile delle loro idee in tutto il mondo, dai Magazzini Best, Site negli Usa al Cruise Terminal, Foreign Office di Yokohama. Tutte queste strutture altro non sono che derivazioni della ricerca artistico-architettonica di quel memorabile decennio.
Il gruppo Archizoom fu fondato a Firenze nel 1966 e ha rappresentato una delle voci più autorevoli dell’Architettura radicale. Il loro lavoro di ricerca teorica si basava sulle tematiche della città, dell’ambiente e della cultura di massa. Nel 1968 parteciparono alla XIV Triennale di Architettura con il progetto Centro di cospirazione eclettica e sempre in quegli anni disegnarono Gazebi e provocatori mobili e divani per Poltronova.
Gianni Pettena, nel suo primo libro L’anarchitetto (1972), traccia un manifesto dell’Opera radicale e interviene spesso sull’ambiente negli Usa e in Italia con performance e opere che hanno contribuito in maniera fondamentale al riconoscimento e all’interesse per quel periodo. Gli interventi su paesaggi esageratamente desolanti e le sue “intromissioni” radicali in Ice House II o in Red line danno al suo lavoro l’impronta dell’“inaspettato”. S’incontrano così, in deserti e città, cose imprevedibili e impensabili. Pettena edificava “monumenti che erano in relazione con una visione più ampia, quasi una nuova cosmologia, un disegno del mondo che raccontasse gli aspetti più reconditi, più sconosciuti” (James Wines).
Nel gruppo dei Superstudio, insieme ad altri architetti troviamo Adolfo Natalini e Cristiano Toraldo di Francia. L’attività del gruppo parte dall’allestimento della mostra Superarchitettura nel 1966 e attraversa il decennio alla ricerca di un linguaggio demistificante dove si uniscono utopia, pessimismo e ironia. Partecipano alla XV e alla XVI Triennale di Milano e fondano nel 1973 la Global Tools.
Nella stessa Global Toos si ritrovarono gli Ufo, che partendo da una spettacolarizzazione dell’architettura (Case Anas, 1970), cercarono di trasformare in azioni e spettacoli da strada la loro interpretazione di nichilismo progettuale e d’impegno ideologico. L’attenzione era tutta al sociale: era la fine degli anni ‘60.
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