AR inaugura la nuova stagione con un numero sensazionale. Grandi nomi, grandi servizi, rubriche sempre più ricche …
Il tema “Grandi Gesti” d’altra parte si addice, ma potrebbe far pensare ad una selezione di tutt’altro genere … cose ormai viste fino alla noia. AR invece rivolge l’attenzione alla produzione attuale di quelle avanguardie radicali che più di trent’anni fa rappresentavano la ricerca, ed ora possono invece essere considerate istituzionalizzate. Non saprei dire se tale scelta è consapevole, ma di fatto è implicita nella politica di una redazione che da sempre predilige l’architettura realizzata ai progetti “facili”.
Ne nasce così un’interessante antologia del “dove siamo arrivati”, con risultati che possono generare sensazioni tra le più varie. Frank O. Gehry a Berlino, con il suo edificio necessariamente introverso, tocca ormai l’apice di un barocchismo da fine epoca. Altrettanto perplessi lascia la cancelleria berlinese di Axel Schultes, estesa rassegna di formalismi.
Ed anche le rubriche si presentano particolarmente ricche. Molto interessante il reportage sulla nascente vena bioclimatica in Egitto; ricco di esempi (Meier, Ten Arq. Pugh Scarpa, Hieber Marquardt) il dossier sul vetro; “italianizzato” il sevizio su architetture d’interni con il negozio di SH Archtects a Milano …
In definitiva temo che il prossimo numero di AR possa uscire prima ancora di aver finito di leggere questo!
Marco Felici
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