L’appuntamento annuale con il numero monografico sul concorso AR+D è diventato ormai un fiore all’occhiello di questa testata. Migliaia di candidati da altre 60 nazioni, nonostante il limite di età, e la clausola di “opere realizzate”.
Ebbene se l’Architettura può contare su questi giovani premiati e segnalati, le speranze sono rosee. Non che si intravedano soluzioni rivoluzionarie o panacee utopiche, ma la creatività, il controllo del mestiere, e soprattutto la sensibilità, non mancano.
I 26 progetti sono già estremamente selezionati, dunque diventa difficile il compito di segnalarne qualcuno; gradisco comunque nominare quelli più suggestivi.
La delicata stimolazione sensoriale data dall’arredo urbano Latent Sea di Taiko Shono, e lo spazio autocostruito dalla comunità di Marcovia in Honduras, di Jae Cha/Light INC; opere ai limiti del concepire Architettura, che guadagnano la ribalta confrontandosi con edifici “veri”. Quest’anno non mancano infatti, tra i vincitori, architetture apprezzabili per la capacità dei giovani progettisti di dominare il progetto nella sua complessità. Non a caso alcune delle opere premiate non sono nuove alla stampa, come il Centro d’Arte a St. Denis di Moussafir, e l’hotel a Mexico City di Ten Arquitectos.
Marco Felici
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