Un numero di Detail che ponendosi magnificamente a cavallo tra passato recente e contemporaneità ripropone sotto una veste nuovamente apprezzabile il rigettato tema dell’industrializzazione edilizia attraverso procedimenti seriali.
I servizi introduttivi vanno a scovare alcuni recenti padri della costruzione modulare, li intervistano (quando ancora possibile) e ne ripropongono le opere con fotografie che sembrano tutt’altro che un album di ricordi. Abbiamo così dei dialoghi con Fritz Haller (decano della razionalizzazione costruttiva), Helmut Schulitz (la casa californiana, anni ‘70), Richard Horden (la casa yacht, anni ‘80);un tributo a Konrad Wachsman (centenario della nascita), e approfondimenti su Media Park (Jean Nouvel ed altri), su un tipo di case prefabbricate e su un sistema strutturale, esteticamente interessanti.
Jean Prouvè non poteva mancare, ma rientra in questo numero solo tra le recensioni, per la mostra in corso a Parigi.
I reportage sono ricchi di spunti. Pregevoli esempi di industrializzazione del legno, nota l’Hotel di Kaufmann a Bezau; dei metalli: molto interessanti sia la casa a Sakurajosui, di Tojo Ito (questa non è virtuale …), sia il blocco per Uffici a Fellbach di Dollmann (sinfonia di metalli). Ma la modularità si esterna anche con materiali tradizionali: laterizi (nota la scuola a Nivillers di Testone, per il suo confrontarsi con un’edilizia monumentale) e cementi (pregevole il Kahniano blocco residenze a Kassel di Alexander Reichel); … o linguisticamente (edifici in linea a Wiesbaden di Peter Kulka).
Completano la panoramica le specifiche tecniche di sistemi costruttivi modulari, facciate in glass reinforced concrete, nuovi sistemi di assemblaggio; oltre che la sempre ricca rubrica sui prodotti in commercio.
Marco Felici
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