In Messico, l’architettura contemporanea riprende la tradizione col nuovo progetto di Estudio ALA. El Perdido è un hotel che si inserisce perfettamente nel territorio, una struttura nata da un determinato approccio di ricerca. Così, a ottocento metri dall’Oceano Pacifico, lo studio d’architettura messicano ha collocato un nuovo hotel fra i terreni agricoli utilizzati per coltivare peperoncini, pomodori, fragole e basilico.
Estudio ALA nasce nel 2012, fondato dagli architetti Luis Enrique Flores e Armida Fernàndez. Definiscono la loro pratica architettonica come interdisciplinare e, costantemente, cercano di lavorare oltre quelle che chiamano le “fragili frontiere” dell’architettura. Legame col territorio, col paesaggio e anche con le tradizioni locali. È il caso di El Perdido Hotel, ideato attraverso la ripresa della cultura materiale del luogo. Si trova a El Pescadero, nella Bassa California del Sud, punta settentrionale della penisola messicana. «In una regione in cui la corrosione della cultura e della tradizione viene accelerata dal rapido sviluppo, El Perdido abbraccia le radici storiche e la cultura materiale della Baja California Sur», ha affermato lo studio.
Lo studio d’architettura messicano ha pensato a uno spazio in cui si potesse massimizzare l’efficienza, instaurando comunque un dialogo con il paesaggio circostante. Ciò che ne risulta è un edificio fortemente caratterizzato dal concetto di permeabilità e dove i limiti tra interno ed esterno si dissolvono. Terra cruda, paglia, legno, toni neutri. Una nuova immagine per El Pescador: «Questa tavolozza, tipicamente ignorata nello sviluppo contemporaneo per i materiali importati e la vegetazione tropicale, è definita esclusivamente da materiali di provenienza locale e costruita da artigiani locali».
Invece di collocare tutte le camere dell’hotel in un unico edificio, Estudio ALA ha pensato di disporle in varie posizioni, come mini-quartieri. A fare da centro l’area comune che comprende la hall e il ristorante. Le suite sono dotate di un’area lounge, un tavolo da pranzo e un angolo cottura: un’unità residenziale autonoma. Una concezione che rimanda più all’idea di casa che alla solite impersonalità delle camere d’albergo.
El Perdido Hotel «offre uno sguardo al passato, suggerendo al contempo un potenziale linguaggio di design per il futuro». Una concezione dello spazio che va oltre numerose soluzioni contemporanee. Gli spazi comuni sono privi di pareti, in questo modo si garantisce una ventilazione del tutto naturale e inoltre si realizza un prolungamento degli spazi funzionali verso l’esterno, all’aperto. Altro punto forte è il giardino con lo stagno: solo piante endemiche e cactus, quindi adatte al tipico clima di El Pescador. Il progetto realizzato, nel suo insieme, si può guardare dalla torre di osservazione che fa parte del complesso. Uno sguardo nuovo che fa emergere l’identità unica di questo paesaggio.
Carne e colore: Jenny Saville arriva a Venezia con una grande personale a cura di Elisabetta Barisoni e visitabile fino…
A sette anni dalla scomparsa, la galleria Frittelli Arte Contemporanea di Firenze restituisce la lucidità sovversiva di un artista capace…
Roberto de Pinto presenta la sua prima personale alla Galleria Francesca Minini, dal titolo Ostinato: tra pittura e collage, il…
A Bolzano, Feedback rilegge il lavoro di Franco Vaccari e le sue intuizioni visionarie sull’opera d’arte come spazio di scambio…
Dalle lacche del Vietnam alle radici post-coloniali della Sierra Leone: la Biennale di Venezia accoglie sette debutti assoluti che ridisegnano…
Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…