Un sito archeologico, un percorso ambientale o tematico, un luogo di interesse monumentale: questi i tre ambiti del Concorso Nuovi Segni 2001/2002 dedicato al Visual Design.
Solo dieci i progetti finalisti esposti nel primo Urban Center italiano, che, in linea con le altre strutture europee, ha come obiettivo quello di dare un’occasione di visibilità ai giovani professionisti, focalizzandosi su un tema di pubblica utilità.
L’attenzione quest’anno era incentrata sul territorio nazionale contenitore di storie possibili, narrabili se opportunamente identificate e segnalate.
L’idea è di muovere dalle “tracce” che esistono sul territorio, connetterle fra loro secondo un pensiero e comunicarle visivamente e culturalmente a chi le fruisce.
Tracce che possono identificarsi in reperti archeologici che costituiscono un parco; suggestioni ambientali o luoghi frequentati da protagonisti della storia e della letteratura.
E’ un concorso di idee che non vuole premiare il tecnicismo e l’esperienza, piuttosto la freschezza, la ricchezza di riferimenti, l’intelligenza del progetto come ha sottolineato la stessa Anna Detheridge nel corso del breve dibattito che ha preceduto la premiazione.
A partire da questa premessa è possibile individuare due gruppi di proposte: uno che affida la comunicazione alla potenza dei dispositivi tecnici e funzionali, l’altro che punta sulla suggestione poetica; da una parte la logica dell’analisi, dall’altra la pregnanza della sintesi. Techtour, di Simone Ciotola, il progetto che meglio esplora il dialogo tra comunicazione visiva e media: per conoscere l’architettura contemporanea milanese bastano rossi bolli segnaletici su edifici atti a stimolare un’informazione che arriva online.
Per certi versi più innovativo il tentativo, condotto da altri progettisti, di un approccio più emozionale, ricco di stimoli visivi “spaziali” densi di colore e materia. E il caso di Roma, rione Monti, riemersione contemporanea dell’antica struttura, proposto da Aleardo Nardinocchi, dove acqua, vegetazione, plasticità scultorea, connotano fortemente i luoghi, oggi animati dal flusso metropolitano.
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