Un giusto tributo all’ opera di Luigi Moretti, architetto di grandi capacità che finalmente, dopo anni di ostracismo, sta ritrovando fortuna critica. Magnifiche sono le immagini delle sue opere di epoca fascista; volumi, superfici e tagli, che accolgono forme plastiche quasi oniriche: grande l’ architetto, e grandi i fotografi che hanno saputo interpretare al meglio le variazioni di luce su questi materiali “quasi” omogenei. Queste sono lezioni che devono entrare nelle università italiane.
Ben documentato è la spazio dell’ Accademia della Scherma al Foro Italico, opera purtroppo sottratta al pubblico per la sciagurata scelta di trasformarla in Aula Giudiziaria. Molto trascurata è invece la trattazione dell’ altro grande capolavoro di Moretti: la palazzina Girasole; se siete a Roma andate a vederla di persona. Meno note ma estremamente espressive sono anche le ville sul litorale.
La mostra, una contenuta selezione di immagini da un testo di recente pubblicazione, è gestita in grande semplicità; pannelli divisi quasi impercettibilmente tra le architetture del Fascio, le ville, e le opere di taglio International; nessuna inaugurazione o cerimonia.
Ma tra qualche giorno si arriverà al dunque: già oggi queste fotografie in bianco e nero si confrontano con i grossi pannelli ipercolorati della mostra in allestimento nei medesimi spazi, dedicata a Venturi Scott Brown. Nonostante il gap di posizione e di dimensioni il confronto è aperto, vedremo cosa succederà quando i workshopisti di Roma Tre si troveranno a progettare tra questi due fuochi, potenti ed opposti.
Marco Felici
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belle foto (quelle della mostra NB) che fanno impallidire il postmodern dei pannelli di Venturi