Come il curatore sottolinea più volte nel presentare le opere, si vuole qui ricorrere a tutti gli strumenti con cui l’architetto tradizionalmente cerca di prefigurare un progetto esecutivo, spiegarne la tettonica, la spazialità e gli aspetti materici. Naturale diventa dunque l’abbondante uso di modelli, di campioni di materiali, e di trance del costruito in scala reale, ad integrare piante, sezioni e prospetti. Non per altro Herzog &
Altro aspetto rimarcabile, sottolineato da Sudjic, è l’assenza, o quasi, di video. Ne nasce una mostra elegante e ben organizzata; non si cerca il “pronto effetto” bensì la qualità che, passo dopo passo, genera interesse. Eh si, passo dopo passo: manca un grande ingresso, si inizia alquanto in sordina con il tema dell’abitazione; per poi essere sempre più catturati da progetti che, nonostante la chiara fattibilità, non mancano certo di futuribilità.
E’ scomparso l’effetto fiera che si respirava nell’edizione precedente. Non c’è più quell’esuberanza di idee che quasi superava gli argomenti esposti; ora siamo in una mostra. L’ideazione si limita all’unica zona che parla di opere non destinate alla costruzione: la mozzafiato area Alessi con 8 modelli di grattacieli voluti da Sudjic per contrastare il presunto declino di questo sfortunato tipo edilizio.
Da segnalare inoltre una benvenuta sezione dedicata all’Italia, presentazione del rinnovamento urbano di città esemplari, e di progetti di respiro internazionale. Significativamente Roma, la capitale, non c’è tra le città, ma è presente solo, ed abbondantemente, nel gruppo di singole opere di futura costruzione.
Vi sembra abbastanza? Sappiate che è solo l’inizio: ai giardini ci sono una trentina di padiglioni nazionali, con altrettante mostre, ed un allestimento fuori catalogo che racconta la nuova generazione italiana.
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marco felici
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