Qualche mese fa, più di 450 lotti dell’archivio domestico di David Lynch, dalla macchina per il caffè La Marzocco alla copia personale in pellicola di Inland Empire, erano passati sotto il martello da Julien’s Auctions, svelando una costellazione di oggetti che restituivano l’intimità quotidiana e le ossessioni visionarie del cineasta: adesso è la volta del complesso di architettura modernista tra le colline di Hollywood che, per oltre 30 anni, è stato la casa e il luogo dell’immaginazione del regista di Mulholland Drive, Twin Peaks e Blue Velvet.
Qui Lynch dipingeva e scolpiva, montava e decostruiva, registrava suoni, dispiegava quegli universi narrativi che avrebbero abitato il nostro inconscio. Oggi questo santuario privato e creativo è stato messo in vendita dalla David Lynch Foundation per 15 milioni di dollari: un’occasione rara che unisce una preziosa eredità architettonica, cultura visiva contemporanea e mitologia cinematografica.
Al centro del compound, che si estende su un’area di circa un ettaro con sette edifici, si erge la Beverly Johnson House, progettata nel 1963 da Lloyd Wright, figlio del celeberrimo Frank Lloyd Wright, e riconosciuta come un esempio eccellente di architettura residenziale del dopoguerra. Con le sue geometrie audaci, le pareti di vetro e il fluire senza soluzione di continuità tra interno ed esterno, la casa incarna l’estetica modernista di collina, drammatica, luminosa, sospesa tra natura e artificio. Un luogo ideale per un cineasta che ha fatto della tensione tra quotidiano e perturbante la propria cifra stilistica.
Negli anni Lynch ha progressivamente ampliato la tenuta, acquistando le residenze vicine su Senalda Drive e trasformando la proprietà in un vero e proprio compound creativo. Al numero 7029 stabilì la sede della sua casa di produzione, la Asymmetrical Productions, mentre al 7035 trovò l’ambientazione perfetta per una delle sue visioni più inquietanti: la residenza Madison di Lost Highway (1997), brutalista e spigolosa, con tanto di sala di montaggio privata e screening room.
Nel 1991, Lynch chiamò Eric Lloyd Wright, nipote di Frank, per progettare la piscina e il pool house, estendendo così la genealogia architettonica dei Wright nella proprietà. A questi interventi si aggiungono una dependance a due piani e una residenza più intima, rifinita con il suo amato intonaco grigio liscio: superfici monocrome che ricordano le atmosfere rarefatte delle sue tele e dei suoi interni filmici.
Ogni edificio, ogni dettaglio, porta la traccia della visione complessiva del grande regista. In questo spazio, Lynch lavorava come in un laboratorio alchemico, trovando il giusto equilibrio per film che sono diventati icone della contemporaneità. Come nei suoi film, anche qui Lynch ha costruito un mondo parallelo, un microcosmo di sospensione e inquietudine. Il visitatore non può che immaginare di trovarsi dentro una sequenza di Twin Peaks: The Return, in cui lo spazio domestico è al tempo stesso familiare e perturbante. E viverci quotidianamente potrebbe non essere poi così tanto tranquillizzante.
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