Come definire questo libro? Apparentemente sono atti di una giornata di studi, non ha fotografie, non parla delle opere né dei progetti … ma questi aspetti, anziché relegarlo tra le note bibliografiche consultabili solo da studiosi, caratterizzano la natura particolare di un testo con contenuti di ampio respiro. Questi atti, per l’affetto con cui sono stati scritti, testimonianze personali e non speculazioni critiche, formano una gustosa biografia del maestro, leggibile come un romanzo, ed istruttiva.
L’interesse per la vita di Alberto Samonà può dare importanti spunti oltre che a studiosi e docenti, anche e soprattutto ai giovani aspiranti Architetti: guardare alla vita dei maestri è una miniera di insegnamenti. Da Samonà si può capire che in qualunque contesto culturale si può essere grandi, magari ritagliandosi la propria personalità: Vieri Quilici sottolinea il valore della sua inattualità, aspetto che eleva Samonà ad un livello atemporale di interesse critico.
La realizzazione come Architetti può compiersi anche oltre, o al di fuori, della creazione progettuale, poiché la cultura architettonica ha bisogno anche di grandi docenti, di confronti teorici, e di dibattito; particolarmente interessante è ad esempio il richiamo ai seminari di Gibilmanna, che si organizzavano liberamente nella casa di famiglia di Samonà.
Gustosi, e spero istruttivi per le nuove generazioni di studenti pragmatici, sono gli aneddoti sulla gioventù di Alberto Samonà; l’ immagine ad esempio del maestro, con Tentori e Giura Longo, che si incontrano nell’organizzare dibattiti studenteschi e si esaltano nell’interloquire con i grandi del CIAM.
Tutto questo, ed altro, trapela in uno schema che ricostruisce filologicamente più che l’ attività progettuale, quella di insegnamento del Professore Samonà (nota nell’intervento di De Feo l’ attribuzione di tale titolo che Samonà padre delegava al figlio).
In appendice Giovanni Longobardi apporta un importante contributo presentando concretamente il materiale per la didattica che Samonà adoperò a Napoli.
Estratto dalla 2° di copertina:
(…) I temi del rapporto tra autonomia e eteronomia dell’Architettura, tra cultura disciplinare e cultura sociale, tra metodo deduttivo e metodo induttivo nell’opera progettuale possono diventare la cartina di tornasole di un passaggio storico che ha segnato la formazione di un’intera generazione di nuovi architetti e che giunge fino ad oggi.
Marco Felici
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spero uesto libro insegni qualcosa anche ai professori