NEXT, questo termine comincia ad inflazionarsi, compare nei frangenti più vari; e probabilmente una buona fetta di merito è da attribuirsi proprio alla felice scelta di utilizzarlo come motto di questa Biennale: trasformato in cliché riproponibile infinitamente come antefisso di tutto quanto possa svolgersi in seno a questa edizione post-neo(pseudo?)etica.
In fin dei conti un nomignolo anche un po’ ridondante, almeno quando cade nelle mani dei cronisti. Ma lo sarà anche la mostra? Sarà una Biennale noiosa? banale? di transizione? … Non credo proprio. Le premesse hanno già fugato ogni timore: Leone d’oro alla carriera per Toyo Ito. I fatti (almeno questi primi) sono all’altezza degli enunciati, delle presentazioni del tema date dal direttore
Toyo Ito rappresenta oggi la ricerca architettonica nella sua forma più promettente. Nelle sue opere si riconosce l’anima culturale di questa epoca, e di quanto possiamo sperare sia l’immediato futuro dell’architettura. Tanto è il contributo dato all’evoluzione della disciplina, e grande è l’universo delle potenzialità da far evolvere. Un premio dunque alla carriera non solo passata, ma anche e soprattutto futura, come d’altra parte il titolo Next richiede. Ito ha soli 61 anni, ed ha appena completato la sua più grande opera: la Mediateca di Sendai, che tutti aspettavamo da anni. Nella sua giovane maturità ha già prodotto varie architetture estremamente rappresentative dei momenti culturali in cui si collocavano. Opere innovative che in poche ore sono diventate modelli classici, come la White U (del ’76) e la Torre dei Venti (del ’86). Opere così “contemporanee” da essere già scomparse fisicamente, o quasi.
Rimane ora da indovinare a chi andrà il Leone d’oro per il miglior progetto presentato. Spagna e Austria sarebbero in pole position, anche se per la prima si tratterebbe di un’eccessiva replica, mentre la seconda avrebbe bisogno di far pesare il suo ruolo da presunta outsider. E da qualche tempo le sorprese arrivano preferibilmente dai paesi dell’Est. Sicuramente gettonato dai media sarà l’allestimento Usa di Max Protetch: progetti per il Ground Zero. Ma il cavallo vincente, se guardiamo alla produzione recente come anche alle potenzialità, è l’Olanda; su questa scommetterei, se non fosse che la Biennale è imprevedibile, e la qualità di un allestimento può fare la differenza.
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Toyo Ito è stato ospite alla Basilica Palladiana di Vicenza l'anno scorso. L'ho conosciuto di persona ed è un artista interessantissimo! Ciao!!!